Balordo ucciso in via Anemoni Killer si costituisce e confessa

Si è costituito l’11 agosto il killer di via Anemoni, dove un piccolo pregiudicato è stato ucciso a coltellate per un debito di poche migliaia di euro. Una conclusione inevitabile perché già poche ore dopo, la squadra mobile aveva risolto il «giallo», a cui mancano ancora alcuni tasselli, ma per il resto si presenta ormai sufficientemente chiaro.
Questa dunque grosso modo la ricostruzione degli ultimi istanti di vita di Carmine Esposito, 47 anni, una vita piuttosto agitato tra mogli, amanti e tanti figli, ma soprattutto qualche piccolo traffico di sostanze stupefacenti. Ultimamente si è trasferito a Quito, in Ecuador, dove sembra si sia nuovamente accasato. Qualche settimana fa rientra in Italia, si sistema come può: dorme qualche volta a casa dei genitori, spesso in una Hyunday Accent verde scuro prestatagli da un amico. Con quella il 29 luglio si reca in via Anemoni per incontrare Giovanni Conese, 32 anni, che abita al civico 11.
I due si conoscono da tempo, trattano la stessa «merce», vale a dire cocaina. Esposito un anno fa ha ceduto qualche etto di sostanza che Conese non ha però ancora pagato. Accampa a sua volta dei crediti nei confronti dell’amico, forse ha da ridire sulla quantità e qualità della droga, insomma le solite cose. Alle 16.12 Esposito è sotto casa del «debitore», lo testimonia il cellulare da cui parte una chiamata diretta a Conese. L’uomo scende, la discussione degenera subito, scoppia la rissa. Esposito viene colpito forse ancora seduto al volante: cinque colpi inferti al fianco sinistro. Si chiude dentro, sguscia dalla portiera sinistra, corre, fa un centinaio di metri poi crolla a terra morto. Alle 16.25 arriva al 113 la telefonata di un passante: «Correte hanno ammazzato un uomo».
Partono le indagini. I testi indicano la presenza sul posto di una giovane donna, che viene subito identificata come una venezuelana, convivente appunto del Conese che «fatalità» risulta irreperibile. In breve la polizia rintraccia quasi tutti i parenti e amici dai quali l’assassino in fuga possa andare a rifugiarsi: sono sparsi in Puglia e nel Ferrarese. La polizia non lo conferma, ma si può intuire che siano anche partite delle telefonate al cellulare del ricercato per convincersi a costituirsi. Del resto non sembra un criminale di spessore tale da potersi permettere una lunga e costosa latitanza o un esilio dorato all’estero.
La sua fuga dura meno di due settimane, poi l’11 agosto l’epilogo e la confessione. Gli inquirenti attendono qualche giorno prima di diffondere la notizia: ci sono particolari da chiarire, come la presenza di un uomo visto da diversi testimoni, ma non confermata dal Conese. Dettagli, l’assassino è lui e l’eventuale compare non dovrebbe avere avuto un ruolo cruciale nel delitto.