Balotelli, errori e delusioni. Ma l’Italia ha bisogno di lui

Prandelli: "Deve dare profondità, non pensare di risolvere la partita da solo. Valuterò l’aspetto fisico e nervoso". Il peso della responsabilità rischia di schiacciarlo e non di esaltarne l’istinto

Cracovia - Cercasi disperatamente Mario Balotelli. Del suo discusso talento e delle sue mattane calcistiche non vi sono tracce visibili in questo europeo appena svelato. Non fidatevi dei tabloid inglesi che favoleggiano di un rientro alle 6 del mattino nell’albergo alla periferia di Cracovia. Sono favole, appunto. «Vorrebbe dire che ha voglia di divertirsi» è il commento di un amico di vecchia data. Chissà se normalizzarlo, dentro questo recinto polacco, è proprio una trovata geniale. Il sospetto è che il peso delle responsabilità, sulle spalle di un ragazzo di 22 anni, possa finire con lo schiacciarlo invece che esaltarne l’istinto, l’incoscienza addirittura.

Della sfida con la Spagna son rimasti tanti 5 in pagella e una traccia indelebile: il prodigioso recupero di un pallone, strappato con forza ciclopica dai piedi di Sergio Ramos, con la porta spalancata e Cassano pronto a raccogliere l’assist, sprecato in malo modo. Cosa succede al nostro giovanotto più promettente che sembra ricalcare la carriera azzurra e lo stesso europeo del suo attuale allenatore, Roberto Mancini? Ve lo ricordate il Mancio in Germania ’88? Da gemello siamese di Vialli, venne retrocesso a genio incompreso dalla critica, contro cui rivolse un bercio dopo il gol, l’unico, siglato nell’apertura con la Germania. «Mario sta cercando la maturità» è la risposta asciutta di Prandelli che ha provato a interrogarlo in privato per capire la genesi di quell’errore marchiano. «Ha avuto due pensieri: servire Cassano e tirare in porta.

Nel calcio, avere due pensieri rallenta l’azione» la spiegazione semplice semplice, ma efficace del ct. L’Italia promettente di Prandelli ha un bisogno straordinario di Balotelli, specie giovedì a Poznan, contro la Croazia, snodo fondamentale della qualificazione. Mourinho, che ai tempi di Appiano Gentile, lo mise ai margini dell’Inter, non ha avuto dubbi. «È stato l’unico a deludermi» la stoccata del portoghese. Prandelli non è ancora divorato dal dubbio, se schierarlo oppure no contro gli armadioni della difesa croata. La conferma è scontata. «Gli chiedo solo di giocare semplicemente e di non voler risolvere la partita, da solo», il consiglio pubblico del Ct.

Che sia lui, Balotelli, il problema irrisolto dell’Italia incoraggiante ammirata a Danzica, non è un gran segreto. Prandelli è un libro aperto sull’argomento. «Abbiamo rivisto della partita con la Spagna solo la fase offensiva: mi è piaciuto l’atteggiamento, avremmo dovuto e potuto dare maggiore profondità al gioco» ecco l’appunto contenuto in fondo allo studio dello staff tecnico, eseguito ieri e per il quale il ct ha dovuto rinunciare al solito riposino. Perciò, in conferenza-stampa, è apparso inquieto, persino preoccupato, dalla Croazia e da quei tre schiaffoni rifilati sul volto del Trap. Perciò la Nazionale ha un bisogno disperato di Balotelli e subito anche del miglior Balotelli. Per intendersi: non di quello che sbatte i pugni sull’erba per il mancato rigore fischiato dall’arbitro o che rimedia un cartellino giallo con estrema facilità. Per capirsi al volo: non quello che ieri pomeriggio se ne andava in giro per la città in tuta e Rolex d’oro prima di firmare, con amorevole cura, una serie di autografi ai ragazzini polacchi arrivati allo stadio. No, c’è bisogno del Balotelli capace di inventarsi un gol da una palletta anonima e di dare profondità ai lanci che possono arrivare dai piedi ispirati di Pirlo. Gli basterebbe forse dare un’occhiata ai movimenti di Totò Di Natale, a cavallo della linea del fuorigioco, per trasformare una pietra grezza in un diamante luccicante. «La mia idea è quella di cambiare il meno possibile, tra una partita e l’altra: conteranno l’aspetto fisico e quello nervoso.

Deciderò la formazione dopo aver dato un’occhiata ai due allenamenti a disposizione» è il metodo di Prandelli che non deve suonare come un ultimatum per Mario ma quasi. Di sicuro, l’Italia può contare su una coppia d’attacco che deve ancora decollare (Balotelli-Cassano) e su un’altra che aspira a prenderne il posto non solo nei ritagli delle prossime due sfide (Giovinco-Di Natale), come già contro la Spagna. Dovesse sfondare Mario, non ci sarebbe bisogno di molto altro.

Commenti
Ritratto di Giovanni da Udine

Giovanni da Udine

Mar, 12/06/2012 - 17:44

Francamente continuo a non capire questi dubbi se mandare in campo Balotelli o Di Natale. Stiamo ponendo a confronto un ragazzino talentuoso e di belle speranze con un campione affermato, non meno talentuoso e molto più esperto. Il primo negli ultimi 3 campionati (1 nell'Inter e 2 nel Manchester C.) ha segnato 23 gol, mentre il secondo ne ha segnati 80 (diconsi ottanta) con l'Udinese. Balotelli in campo ha, per consuetudine consolidata, atteggiamenti che gli procurano ammonizioni (come con la Spagna) ed espulsioni, Di Natale è raro venga ammonito. Se vogliamo scegliere i giocatori da mandare in campo al campionato europeo sulla base del numero di articoli sui giornali di gossip, allora mettiamo Balotelli, se vogliamo però pensare di vincere le partite non si può lasciare in panchina il miglior realizzatore italiano degli ultimi 3 anni.

ganelli

Mar, 12/06/2012 - 19:24

con due attaccanti come Cassano e Balottelli non andiamo da nessuna parte....entrambi incossistenti.