Balotelli incendia anche Old Trafford

LondraIl teatro dei sogni per una domenica diventa il palcoscenico degli incubi. Perche’ un pomeriggio cosi’ imbarazzante Sir Alex Ferguson non lo aveva mai vissuto nei suoi 25 anni sulla panchina del Manchester United. Schiantato, umilato, ridicolizzato dai cugini del City. Una primiera al sei, una disfatta senza appello. I “vicini rumorosi” – come un tempo (oggi lontanissimo) Sir Alex aveva avuto l'ardire di definire i citizens – sono i nuovi indiscussi padroni di Manchester. La tradizione, il blasone, il palmares non contano nulla nel pomeriggio dell’Old Trafford. Perche’ davanti ai suoi tifosi lo United e’ costretto ad abdicare. Una resa incondizionata. Ridimensionato al ruolo di vassallo da un Balotelli in versione “genio e vittimismo”. Segna i primi due gol che rompono irreparabilmente l’equilibrio dell’incontro, provoca l’espulsione di Evans che fa definitivamente saltare i piani tattici dei Red devils e poi mostra un sottomaglia interrogativo: «Perché sempre io?». Con probabile riferimento al presunto accanimento mediatico riservatogli dalla stampa britannica. Forse pero' dimentico che meno di 48 ore prime aveva “involontariamente” incendiato la sua abitazione a colpi di fuochi d'artificio. L’arbitro non coglie l’implicita autoironia e lo ammonisce. Ma tant’e’.
In campo SuperMario e’sublime anche nell’inedito ruolo di unico terminale offensivo. Mancini lo preferisce a Dzeko, capocannoniere della squadra. E da solo Balotelli fa saltare il tavolo. Una prestazione da summa cum laude, standing ovation obbligatoria. Quando a meta’ ripresa insacca il 2-0 la stracittadina n° 160 e’ segnata, il City ha gia’ vinto la sfida al vertice della Premier League e si e’ portato a +5 in classifica su Rooney e compagni. L’ultima mezz’ora e’ opulenza aritmetica che gonfia i petti dei tifosi blue moon. Il City segna altre quattro reti, tre delle quali nei minuti di recupero. Con Aguero, Silva e due volte Dzeko. Balotelli e’ ormai seduto in panchina e si gode da spettatore non pagante la rivalsa piu’ clamorosa. Che – guarda caso – coincide con la definitiva consacrazione delle ambizioni del City. Perche’ nonostante il primato in classifica (e il miglior attacco) Mancini continua ad essere additato dai soloni inglesi come difensivista, troppo timido nelle gare in trasferta.
Dopo aver sbancato l’Old Trafford anche i suoi critici piu’ tenaci dovranno ricredersi. Il giorno della sua presentazione, dicembre 2009, non senza una certa dose di retorica, aveva detto di voler riscrivere la storia dei citizens. Un’enfasi suffragata dai milioni dello sceicco di Abu Dhabi. Lo scorso maggio, vincendo la Fa Cup, il primo traguardo. La qualificazione alla Champions League ne e’ stata la conferma. Ieri, il trionfo in casa dello United, un’altra giornata di quelle che cambiano il corso degli eventi. Non puo’ essere decisiva per la corsa al campionato, mancano ancora 29 partite, 87 punti in palio. Ma vincere un derby in questa maniera, con tale prepotenza sportiva non puo’ essere una fortuita coincidenza. La costosa collezione di campioni e’ diventata una squadra vera. I cui limiti attuali coincidono con le sue potenzialita’ future. Come fosse "condannata" a primeggiare.