Dal bambù alla verdura alle sfilate di Pitti il vestito è ecologico

da Firenze

Vestirsi come bio comanda è la tendenza più avanzata della moda maschile per l’estate 2009 in scena al Pitti di Firenze da ieri fino a dopodomani. «Se posso aiutare la natura sono più contento anche se non mi posso definire un verde perché adoro le macchine veloci che consumano un sacco di benzina» dice Lapo Elkann presentando i nuovi pezzi unici del suo marchio Italia Indipendent tinti in capo con un procedimento a freddo dal basso impatto ambientale e utilizzando enzimi di origine naturale tra cui pomodoro, latte ed erba.
In poche parole l’irresistibile giovanotto non vuole calarsi nei panni dell’ecologista duro e puro, ma si tuffa nel colore con il lodevole intento di limitare i danni e risultati spettacolari anche se sembra difficile che quelle tinte così squillanti (dal rosso-tomato al verde-prato passando per giallo canarino e un elettrico punto di bluette) approdino presto in un consiglio d’amministrazione della Fiat oppure al fondo monetario. «Mi piacerebbe fare una moda ecologicamente corretta e sto cercando di capire come, ma per il momento sono ancora lontana» dice Diane Von Furstenberg da sempre autrice di uno stile iperfemminile che sta bene a tutte, occupa poco spazio in valigia e non richiede manutenzione essendo prodotto nelle versioni lussuose delle fibre intelligenti: jersey, nylon e poliestere. Ospite d’onore di Pitti W, rassegna delle pre-collezioni donna presentata mentre è di scena l’uomo, la stilista che vive a New York ed è tra l’altro presidente del Cfda (la camera della moda americana) ieri sera ha fatto sfilare nel giardino di Palazzo Torrigiani una sessantina di modelli ispirati da la petite valise: un bagaglio a mano terribilmente chic. «Quando capisci cosa ti serve davvero per un viaggio capisci la tua vita» sostiene la stilista che ha fatto stampare i timbri del suo passaporto oppure le chiavi dei grandi alberghi sui vari modelli tra cui un bellissimo trench di camoscio e il cosiddetto wrap dress, un abito di jersey incrociato a vestaglia che l’ha resa celebre.
Davvero ecologico il progetto di borse e accessori Amazon Life del Gruppo Braccialini che utilizza il «treetaP» un cuoio vegetale estratto dagli alberi di caucciu mentre Ilaria Venturini Fendi per produrre le borsette della sua linea Carmina Campus utilizza materiali di recupero oltre a donare 20 euro per ogni modello venduto alla Ong Aidos che si occupa dell’iniziativa «Adotta una madre». Aida Barni, grande signora del cashmere italiano, lancia lo shah-sut (un tipo di cotone così sottile che ci vogliono 200 chilometri di filato per fare un chilo) e applica ai suoi lussuosi modelli i principi dei vegani che non possono indossare e tantomeno mangiare prodotti d’origine animale.
Fratelli Rossetti, marchio di calzature notoriamente chic, lancia la scarpa di canapa, tessuto naturale ed ecologico per definizione. Mentre Luisa Via Roma, negozio fiorentino tra i più famosi d’Italia, riapre dopo un capillare restyling che oltre a prevedere l’uso di materiali ecocompatibili e a risparmio energetico, lancia il social shopping: un progetto di Felice Limosani per fondere l’esperienza dell’acquisto con le nuove tecnologie. In vetrina al posto dei soliti vestiti una superba scultura in carta e alghe a forma di teschio con una gigantesca fragola di cristalli Swarovsky che spunta dall'orbita oculare.