Come «bamba» ci siamo fatti fregare il Giro

E così Roma ci scippa anche il Giro. Anzi, Milano se lo fa scippare. Proprio il Giro del centenario e proprio alla vigilia della proclamazione di Milano Capitale europea dello sport. Inutile in ogni occasione di voler rilanciare l'immagine internazionale della città se non si riesce a conservare neppure certi primati domestici che sembravano scontati. Il Giro, nato a Milano, creato da un quotidiano sportivo milanese, la «rosea» Gazzetta dello Sport, spesso è partito e quasi sempre è arrivato a Milano. Quest'anno no, si parte da Venezia e si arriva a Roma. Perché? Questione di soldi, pare. A Palazzo Marino e al Pirellone fanno spallucce: «Gli organizzatori volevano troppo soldi, un milione per l'arrivo; mica scemi, noi». Già ma qualcun altro glielo ha dato, quel milione. Scemo Alemanno? Non mi pare proprio, visto che i 500 milioni all'anno (anche nostri) incassati per colmare il baratro finanziario romano li usa per scipparci l'arrivo del Giro, oltre che per pagarsi il superfluo Festival del Cinema. E poi francamente non è credibile che Comune di Milano e Regione Lombardia non riescano a mettere insieme un milione, magari coinvolgendo degli sponsor. Diciamo la verità: ci siamo fatti fregare come dei «bamba». Ma qualche considerazione merita anche il cinismo e l'indifferenza per la «loro» città degli organizzatori del Giro, a cominciare da Rcs, editore della Gazzetta. D'accordo, «business is business», ma anche le radici, il legame col territorio hanno un loro valore reale, perfino finanziario. Il fondatore della casa editrice milanese, il milanesissimo martinitt Angelo Rizzoli mai avrebbe consentito questo trapianto contro natura, ancora più odioso se crediamo a quanti in questa operazione vedono anche la manina della romanissima Rai, esclusivista delle telecronache. Ma, a proposito di ruolo internazionale di Milano, ieri abbiamo avuto una notizia ottima. Meglio, esilarante. Eccola: una delegazione del Pd lombardo è andata a Chicago per dare una mano a Obama nello sprint finale per la Casa Bianca. Ma niente paura, il candidato democratico dovrebbe farcela lo stesso.