Bambini affogati, Idroscalo sotto inchiesta

Il fascicolo per ora è contro ignoti Disposta l’autopsia sui corpi dei piccoli egiziani

Una tragedia che nessuno ha visto. Non i bagnanti, che pure c’erano. Non i vigilanti, che controllano l’area. Non i bagnini, dislocati su un’altra area dell’Idroscalo. Non i familiari di Hamed e Omar, i due bambini di 5 e 6 anni annegati domenica pomeriggio nel «mare» di Milano, che hanno dato l’allarme solo a due ore dalla scomparsa dei piccoli. E nemmeno le telecamere, attive in presa diretta e abilitate alla registrazione solo su disposizione dell’operatore della sala di videosorveglianza. Ancora troppi punti oscuri. Starà ora al pm Lucilla Tontodonati, che ieri ha ricevuto la relazione della Polizia provinciale e ha disposto l’autopsia dei due bambini, chiarire i possibili profili di responsabilità. Un fascicolo per ora senza indagati, ma che punta ad accertare le eventuali negligenze da parte dei genitori delle vittime, o dell’Ente - la Provincia - che gestisce l’area. E, in questo senso, il magistrato ha chiesto che venga redatto un ulteriore rapporto sulla sicurezza dell’impianto.
La relazione. A ricostruire la vicenda, sulla base delle testimonianze, il resoconto della Polizia provinciale. Da quando i familiari si accorgono della scomparsa dei due bambini all’allarme lanciato alla colonnina numero 9 dell’Sos. Tra i due momenti passano un’ora e 52 minuti. Dalle 15.15 alle 17.07. Solo in quel momento iniziano i soccorsi. Per quasi due ore, quindi, i genitori cercano da soli i due bambini. Prima controllano in acqua poi, non trovandoli, si spostano nel bosco alle spalle dello specchio d’acqua. Alle 17.35, una telecamera inquadra il corpo di una delle vittime, che galleggia senza vita a pochi metri dalla riva. L’acqua, in quel punto, è profonda all’incirca un metro e mezzo. Il corpo del piccolo è rigido. Ai tre sommozzatori della polizia locale di Milano si affiancano una squadra della Protezione civile e i vigili del fuoco. L’acqua è gelida e melmosa, la visibilità è ridotta a meno di un metro. Alle 20.16 un sub della Protezione civile recupera il secondo corpo. È «incagliato» sul fondo. Hamed e Omar hanno addosso dei pantaloni corti. Il luogo in cui vengono trovati è una specie di «buca» vicino a una secca, in una zona dell’Idroscalo balneabile, ma - avvertono i cartelli - «non sorvegliata» dai bagnini.
I video. Una telecamera ha ripreso il momento in cui Hamed e Omar sono caduti in acqua, ma della tragedia non esiste registrazione. Perché l’area è videosorvegliata, ma il sistema in uso al comando di polizia dell’Idroscalo non permette di trasmettere filmati che non siano in «presa diretta». Dunque, venti telecamere (delle quali due erano fuori uso, ma non quelle direzionate sul luogo del dramma), solo cinque monitor su cui sono sono proiettate a rotazione le riprese, e un operatore incaricato di tenere sotto controllo le immagini trasmesse.
La sorveglianza. La sicurezza all’Idroscalo è affidata a due pattuglie della Polizia provinciale, sette bagnini - almeno quattro dei quali devono sempre essere operativi -, al personale dipendente della Provincia e ai volontari. Poco, forse, per le migliaia di persone che ogni fine settimana affollano il «mare» di Milano.