Bambini al cinema: per legge una censura in più

Addio Apocalypto. A partire da ieri, con l’approvazione del decreto di legge, che regola la visione dei film e l’utilizzo dei videogiochi, anche da parte dei minori di 10 anni, non si porrà più un caso come quello scatenato dal violento film di Mel Gibson, oggetto di diatribe infinite all’inizio dell’anno. «Dopo quasi mezzo secolo, abbiamo mantenuto l’impegno di riforma del vecchio meccanismo della censura cinematografica», ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Francesco Rutelli, aggiungendo: «Confido in un esame concorde e tempestivo da parte del Parlamento. Si tratta d’una riforma a tutela dei minori, messi sempre più sotto pressione dalla violenza delle immagini, di un meccanismo liberale che poggia sull’autoregolamentazione, più che sulle forbici censorie». Dopo quarantacinque anni dalla legge Corona, in effetti, il concetto di censura doveva cambiare. Tuttavia, con uno Stato che, da censore si trasforma in vigilante occhiuto, nel pur legittimo tentativo di consentire alle famiglie e ai più piccoli un approccio sicuro al prodotto cinematografico, resta il sospetto d’una possibile svolta autoritaria. In direzione, magari, d’uno Stato etico, sempre più impegnato a stabilire cosa sia giusto vedere e cosa non lo sia. Resta, in ogni caso, il nodo irrisolto dell’utilizzo di internet, anche quando sia provvisto del cosiddetto «parental control». Com’è noto, i film non si vedono esclusivamente nelle sale cinematografiche, ma anche attraverso i telefonini e il computer. Inoltre, resta da vedere quale sarà il criterio seguito dalla commissione, appena istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e che dovrà esaminare le pellicole, applicando poi le diverse fasce di divieto: ai minori di 18, di 14 e di 10 anni. Film apparentemente destinati agli juniores, quali Harry Potter o Il Signore degli Anelli, per esempio, potrebbero essere giudicati inadatti agli under 10, dato il loro contenuto, denso di significati esoterici. Uguale valenza «gotica» e impressionante potrebbe emergere, dai Pirati dei Caraibi, con i suoi ripugnanti mostri. Se poi si considera che l’enfant terribile del cinema Usa, Quentin Tarantino, ha sonoramente bocciato un classico disneyano, Bambi, tacciandolo di crudeltà mentale nei confronti dello spettatore bambino, il quadro di possibili errori di valutazione risulta davvero inquietante. Il problema di fondo è, in ogni caso, più spinoso per i produttori e per i distributori, i quali dovranno provvedere all’autocertificazione dei film che vogliono programmare, valutando di volta in volta i differenti casi.