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Gli psicologi: le faccende domestiche sono un rito da insegnare ai piccoli per formare adulti responsabili

Piccoli collaboratori domestici oggi, adulti più felici domani. Magari non sarà sempre così, gli americani, si sa, tendono sempre a semplificare tutto, ma questo è il risultato che emerge da alcuni studi statunitensi sul rapporto dei più piccoli con i lavori di casa. I quali, a quanto sembra, possono anche trasformarsi in importante momento di crescita, fondamentale per lo sviluppo psicologico di un bambino.
Passare l’aspirapolvere e mettere in ordine la propria stanza, apparecchiare la tavola e raccogliere la biancheria sporca non sono quindi soltanto dei noiosissimi compiti extra portati a termine di malavoglia perché quell’isterica di mamma ci costringe, pena la confisca della Playstation per una settimana. Possono trasformarsi anche in uno strumento destinato a migliorare in futuro la nostra vita sentimentale e di relazione. A sostenerlo è stato il prestigioso Wall Street Journal riferendosi a numerose ricerche e sondaggi pubblicati di recente.
In realtà il quotidiano per portare a termine il suo ragionamento parte da un dato negativo emerso da un’indagine effettuata dal Population Research Center, dell’università del Maryland, su un campione di 1.343 bimbi tra i 6 e i 12 anni. Secondo i dati raccolti, in questa fascia d’età i piccoli dedicano al massimo 24 minuti del loro tempo quotidiano nella pulizia di casa. Il 12 per cento in meno del 1997 e addirittura il 25 per cento in meno rispetto al 1981. Insomma, neanche mezz’ora passata probabilmente a fare il minimo indispensabile per sopravvivere, tipo mettere via i giocattoli che ingombrano il letto della propria stanza fino a renderlo inservibile e raccogliere cibo e indumenti sporchi disseminati sul pavimento. Niente di più, niente di meno.
Un risultato non molto confortante che, secondo la direttrice del Centro Sandra Hofferth, è la spia di «un cambiamento di valori e di comportamenti che probabilmente continuerà ad influenzare la nostra vita anche in futuro». Soprattutto per il fatto che la routine delle semplici faccende domestiche sembra avere un peso determinante sulla vita di un adulto come dimostrano altre ricerche americane su questo tema. La collaborazione in casa, se insegnata fin dall’infanzia, può trasformarsi in una vera marcia in più, soprattutto per i maschi, solitamente sollevati dagli scomodi e noiosi incarichi casalinghi.
Ma se ad un bimbetto di dieci anni si perdona ancora l’assoluta mancanza di predisposizione per l’ordine e per la pulizia, ad un maschio di venticinque non la si fa passar liscia. Non nei Paesi anglosassoni almeno, dove il maschio o collabora o viene cacciato di casa. Secondo una ricerca di Kathleen Gerson, docente di sociologia all’università di New York, il 90% delle signore tra i 18 e i 32 anni, prima di metter su famiglia, conta sul proprio partner per condividere la cura dei figli e le faccende domestiche. Dello stesso tenore uno studio pubblicato nel 2006 dall’American Journal of Sociology. L’indagine aveva preso in considerazione un campione di 506 coppie ed era arrivata al risultato secondo cui le unioni sono molto più stabili laddove è maggiore la collaborazione degli uomini nei lavori di casa.
Sembra la scoperta dell’acqua calda, eppure rimane un concetto difficile da mettere in pratica. Proprio per questo sarebbe bene insegnarlo fin dalla tenera età e non solo perché spianerà il percorso sentimentale agli adulti del domani. Alice Rossi, docente di sociologia all’università del Massachusetts Amherst, autrice di una ricerca su un campione di 3.000 adulti, sostiene che l’impiego dei più piccoli nei lavori domestici può rivelarsi un valido indicatore del loro futuro impegno, come volontari, in un lavoro socialmente utile.
Ma aiutare a rifare il letto, portare a spasso il cane e bagnare le piante del salotto, sono semplici mansioni in grado di far sentire i bambini parte attiva del nucleo familiare. E prima si comincia, meglio è. «Quando mio figlio aveva solo 16 mesi adorava starmi vicino mentre piegavo i vestiti - racconta Christine Field, autrice del libro Life Skills for Kids in cui sostiene l’importanza di coinvolgere quanto prima i figli nelle faccende domestiche -, ovviamente non mi era di alcun aiuto. Ma io gli davo ugualmente degli straccetti da piegare. Adesso che ha tre anni Daniel è il nostro “uomo degli asciugamani”. Li piega tutti e li mette al loro posto. Si sente necessario, sente di contare per la famiglia».
In Gran Bretagna la routine casalinga è considerata un antidoto per ragazzini svogliati o al contrario iperattivi. Del tema si occupano spesso programmi televisivi e forum su internet. Dare un compito da portare a termine, magari sottolineando il suo aspetto ludico, serve ad incanalare l’energia di troppo, sottraendoli alla schiavitù della televisione sempre accesa e della merendina scaccianoia. Certo, trasformare la raccolta dei calzini sudici in un’entusiasmante caccia al tesoro, per i genitori di turno può essere un’impresa sfibrante. Ma a quanto pare il gioco vale la candela.