Bambino suicida, sgomento nel quartiere

La notizia ha serpeggiato in quartiere per tutto il pomeriggio, poi è esplosa alle 18 alla chiesa di San Giovanni Bono quando don Matteo, il vice parroco, ha celebrato la messa dei defunti. E ha invitato a pregare per quel povero ragazzo «caduto» dalla finestra. E i fedeli poi fuori a interrogarsi su cosa fosse successo.
Siamo a Famagosta, quartiere esploso tra gli anni ’70 e gli anni ’80, a ridosso dell’ospedale San Paolo. Qui l’altra sera verso le 22 in via Cascina Bianca 26 un ragazzino è caduto giù dal quinto piano. E la sedia appoggiata alla finestra lascia spazio a pochi dubbi: si è suicidato.
Ieri in quartiere non si parlava d’altro, cercando di capire cosa possa essere scattato nella mente del bambino. Al bar sotto casa, parlando con i diversi avventori, escono scampoli di ricordi. «Sì, l’ho presente - dice qualcuno - capelli neri e corti, robusto, alto, molto alto per la sua età. Poi normale, come tutti i ragazzini. Sempre insieme ai coetanei. Delle volte si fermava a quel tavolo con gli amici a smanettare con i giochini elettronici».
E poi ancora: lui con l’adorata nonna, morta qualche mese fa dopo una lunga malattia. Lui che accusa il colpo, si chiude. Lui che si incupisce quando, due mesi fai genitori, entrambi infermieri sopra i 40 anni si separano. Qualcun altro riferisce altri dettagli forniti da «attendibili» testimoni oculari che l’avrebbero visto precipitare senza un grido: quasi la conferma che è stato un gesto deliberato.
«Per favore non scavate in questa vicenda - quasi implora don Paolo, il parroco - era un ragazzino normale, veniva a catechismo, giocava, era allegro. Anche i genitori erano normalissimi, li vedevo spesso a messa. La nonna morta? La separazione di mamma e papà? Indiscrezioni, chiacchiere! Basta, non c’è nient’altro da aggiungere. Deve restare solo la pietà».