Il bambino tenuto 10 minuti sott’acqua

Nessun indizio faceva pensare che potesse essere entrato qualcun altro in casa Magni

da Milano

Dieci minuti con la testa tenuta sott’acqua. È stato ucciso così, secondo quanto è risultato dall’autopsia, il piccolo Mirko Magni, cinque mesi di Valaperta, frazione di Casatenovo in provincia di Lecco. La tragedia si consuma mercoledì 18 maggio, tra le 9 e le 10.15. Una tragedia della follia. A spingere il bimbo in fondo alla vasca e a trattenerlo lì fino all’ultimo gemito la mamma, nei confronti della quale è scattato questa mattina un provvedimento di fermo, dopo il lungo interrogatorio di martedì sera nel corso del quale avrebbe confessato il delitto.
Ma ecco la ricostruzione dei fatti. È mattina. Nell’abitazione di via Porta 30 a Valaperta, Maria Patrizio è sola con il figlio e decide di fargli il bagno. Al rientro a casa il marito e il suocero fanno la terribile scoperta. Il bimbo è morto e la donna, che si trova in un’altra stanza, ha i piedi e le mani legate. Maria racconta di essere stata aggredita da uno o due banditi entrati in casa per rapinarla. Alle 11.01 c’è la prima chiamata al 118, che a sua volta informa dell’accaduto i carabinieri di Merate che accorrono subito sul posto. Nel pomeriggio dello stesso giorno cominciano i primi interrogatori. In particolare gli inquirenti si concentrano sulla madre, Maria Patrizio, che viene ascoltata fino a notte fonda. L’indomani, giovedì 19, scattano anche i controlli sull’abitazione in via Porta numero 30. Le ricerche si concentrano subito sul nastro adesivo usato per immobilizzare la donna, sulle impronte digitali presenti nell’appartamento e sulle tracce di scarpe sul pavimento. Ma gli investigatori non trovano nessun indizio che possa far pensare che in casa siano entrati estranei alla famiglia. Venerdì 20 viene eseguita l’autopsia. L’esame sul corpo del piccolo Mirko viene effettuato dall’anatomopatologo Paolo Tricomi e dalla tossicologa Cristina Stramesi. L’analisi viene effettuata all’ospedale Manzoni di Lecco. Sempre in giornata il capo del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano, esegue un altro sopralluogo nell’abitazione: dopo oltre un’ora di permanenza Garofano esce dall’abitazione con un fagotto avvolto in un sacco nero. Sabato viene aperto il fascicolo di indagini a carico di ignoti per tentata rapina e omicidio.
Nel fine settimana emergono anche i primi rilievi dell’autopsia: sul corpo del piccolo non rilevano segni di violenza. Martedì 24 cominciano a filtrare nuove indiscrezioni: il piccolo Mirko sarebbe morto annegato perché qualcuno l’avrebbe spinto sul fondo della vasca. Nella giornata di ieri la mamma incontra a sorpresa gli avvocati Fabio Maggiorelli, penalista ed Ernesto Rognoni, civilista, entrambi di Genova. Il colloquio avviene tra le 13.30 e le 16. Al termine l’avvocato Maggiorelli si reca in Procura a Lecco dove rimane fino alle 18. Nel frattempo Maria Patrizio viene colta da malore e trasportata all’ospedale Mandic di Merate. Intorno alle 17 il pm Giovanni Gatto, che coordina le indagini lascia la Procura di Lecco e raggiunge l’ospedale. Alle 23 il pm firma un provvedimento di polizia giudiziaria nei confronti della donna per omicidio volontario aggravato e simulazione di reato.

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