La banalità delle cose, secondo Richard Ford

È considerato uno dei migliori scrittori americani contemporanei, accanto a Cormac McCarthy. È nato nel 1944 in un luogo squisitamente letterario (Jackson, Mississippi), ha vinto un Pulitzer (nel 1996), ha appena completato l’ultimo capitolo della trilogia di Frank Bascombe (Lo stato delle cose, Feltrinelli) ed è in questi giorni ospite della Milanesiana. Ieri ha detto due cose, entrambi banali e scontate: una bellissima («La letteratura è il modo migliore per rinnovare la vita di chi legge») e una noiosissima («Gli otto anni di Bush sono stati una calamità»). La conferma della regola che i grandi autori è meglio leggerli,

senza ascoltarli. Per non rimanere delusi.