Banca Carige contrattacca e lancia la linea verde

Il «timoniere» Berneschi respinge le accuse e punta sui giovani

La miglior difesa è l’attacco, per il dottor ragionier (ci tiene a entrambe le qualifiche) Giovanni Alberto Berneschi, presidente e grande timoniere di Banca Carige. Il maggiore istituto di credito della Liguria è sbattuto dai marosi? «E noi lavoriamo» replica. Le malelingue parlano di operazioni e conti in disordine? «E noi mettiamo sul campo un capitale di 5 miliardi e mezzo di euro - aggiunge -, a prova di una crescita costante e consistente che, fra l’altro, ci ha indotto a moltiplicare i vicedirettori generali». Così Berneschi, capello grigio ma energia prorompente, dà il via libera alla linea verde in una banca che era stata accusata spesso di gerontocrazia: sotto la sua regia, il consiglio di amministrazione ha approvato ieri il nuovo assetto di vertice che, accanto al riconfermato Alfredo Sanguinetto come direttore generale, esprime quattro vicedirezioni generali con decorrenza primo maggio 2007: vicedirezione generale Rete affidata all'attuale vicedirettore generale Carlo Arzani, 60 anni (che assume anche il ruolo di vicedirettore generale vicario); vicedirezione generale Prodotti affidata all'attuale direttore centrale Mario Cavanna, 56 anni; vicedirezione Governo e Supporto affidata al direttore centrale Ennio La Monica, 46 anni; vicedirezione generale Amministrazione affidata al direttore centrale Giacomo Ottonello, 46 anni. Il nuovo assetto - sottolinea ancora il presidente - è stato «benedetto» dai soci francesi di Cnce e «dimostra la capacità di rinnovamento della Carige e l'ampia gamma di dirigenti validi, in grado di subentrare in posti di alta responsabilità».
Nessuna polemica, dunque, con i soci francesi: è vero che in una lettera del 17 novembre scorso all'ex presidente della Fondazione Carige, Vincenzo Lorenzelli, il presidente della Caisse Nationale des Caisses d'Epargne, Nicolas Merindol, ha sostenuto l'opportunità della nomina di un amministratore delegato per Banca Carige «per condurre lo sviluppo nazionale nazionale della banca e assicurare il cambiamento». Ma Berneschi ci tiene a rimarcare ancora una volta l'equivalenza, nello statuto della banca, tra il ruolo di amministratore delegato e direttore generale. «Hanno gli stessi poteri». Dopo il contrattacco, c’è anche posto per una punta di amarezza: «A volte ci sentiamo massacrati - scandisce il vecchio-sempre-giovane leone - Eppure, in Liguria se non ci fosse la Carige...». Non finisce la frase ma si capisce benissimo dove vuole arrivare. E riprende con i numeri, anzi coi fatti: «Sono le cifre a dimostrare la buona gestione». E ricorda che «nel 1989 l'allora Cassa di risparmio aveva un capitale di 689 miliardi di lire, mentre ora, se facciamo i conti in lire, è di oltre 10mila miliardi!». Per quanto riguarda il rapporto con l'omonima Fondazione che controlla la banca col 43 per cento delle azioni, e riferendosi alle improvvise dimissioni di Lorenzelli, Berneschi aggiunge: «Mi rincresce molto anche perché era una persona giusta, ma se il Consiglio precedente della Fondazione era bello ora è bellissimo». E dà un ultimo, chiaro messaggio a chi volesse «scalare» la Carige: «La quota della banca in mano alla Fondazione può salire, convertendo le obbligazioni in suo possesso in azioni, fino al 49 per cento del capitale. E in caso di aumento di capitale, può non scendere mai sotto il 43. Insomma, una quota che mette la banca al sicuro da qualsiasi attacco esterno». I furbetti del quartierino, se ancora se ne trovano in giro, sono avvertiti.