Una banca cinese illegale nel cuore di Milano

Movimenti per 40 milioni di euro in due anni e più di 900 correntisti. La Lega: stop ai fondi per l’integrazione della comunità asiatica

da Milano

Mutui irregolari, finanziamenti illeciti, conti correnti clandestini, trasferimenti di denaro senza controlli: era sempre più florida l’attività della banca «Chen» (ovvero Cina) che a Milano ha movimentato quaranta milioni di euro in appena due anni prima di finire al centro di un’inchiesta della polizia valutaria della Guardia di finanza. Insomma una vera e propria banca clandestina che senza nessuna autorizzazione finanziaria aveva aperto una «filiale», uno sportello a Milano, nel cuore del quartiere cinese, in via Giordano Bruno 8. In pochi mesi i clienti sono schizzati sino alle 949 persone conteggiate durante il blitz del maggio scorso con una contabilità degna di una media filiale cittadina: 949 conti correnti, oltre 15 milioni di euro tra prelievi e versamenti in appena 24 mesi, 8.663.161 euro di accrediti, 6.823.551 di prelievi con un saldo contabile in mano al titolare, Hsiao Ping Wang, di 1.839.710 euro. Qualche briciola è stata pure trovata: quasi 122mila euro in contanti, 334 dollari e un migliaio di Yuan. I conti correnti venivano aperti lasciando al cliente un libretto rosso, un cartoncino formato A4 piegato in tre, con uno spazio dedicato al numero del libretto, intestatario e data di accensione. Lo spazio restante era diviso in colonne indicanti numero progressivo dell’operazione, data, valuta, i depositi effettuati, i prelievi, gli interessi maturati. I due loghi impressi sul libretto sembrano indicare un sole e un drago con le scritte: Chen (Cina) e «centro» in cinese.
Ma i depositi non costituivano l’attività prevalente della banca, visto che bisogna considerare i cosiddetti «money transfert», ovvero tutti quei trasferimenti compiuti da cittadini cinesi alla volta della madre patria. Cifre da record visto che in pochi anni sono stati spediti «bonifici» dal valore complessivo di 15.8 milioni di euro. Soldi frutto del lavoro dei cinesi in città e che è stato trasferito in Cina senza trovare quindi reinvestimenti nel nostro Paese.
Altra voce nel bilancio in nero della banca occulta sono i mutui. Le Fiamme Gialle hanno trovato pratiche per l’erogazioni di finanziamenti da 5.5 milioni di euro per acquistare la prima casa. Wang otteneva anche così consenso e omertà nel quartiere Chinatown a Milano tra via Canonica e via Sarpi. Oppure erogava prestiti a tassi interessanti (non usurai) a chi ne aveva bisogno. Altra voce rilevante: 9 milioni di euro.
L’ufficio, almeno in apparenza, contava su una ragnatela di rapporti relativamente agile. Due dipendenti di un istituto di credito che aveva dato mandato alla Multiservice center srl di Wang di seguire il transfert money, un agente finanziario milanese che raccoglieva i clienti per Wang. La società era mandataria della banca vera e di fatto «sfruttava» la regolare collaborazione che la banca aveva per il Transfert Money. Per questo i due dipendenti sono stati denunciati: non hanno effettuato i dovuti controlli sulla società di Wang. Gli altri indagati (oltre a Wang, anche la socia e segretaria Alessandra Ou) si vedono accusati, a vario titolo di esercizio abusivo della mediazione creditizia e attività bancaria abusiva. Indagato, inoltre, anche il legale rappresentante della banca nazionale italiana che aveva agevolato quella clandestina cinese. Infine, sul fronte politico l’inchiesta provoca critiche e polemiche. La Lega con il segretario provinciale di Milano, Massimiliano Orsatti, chiede di bloccare i fondi destinati ai progetti di integrazione per la comunità cinese: 300mila euro all’anno.