La Banca del Giappone: «Addio all’epoca dei tassi a livello zero»

Economia e inflazione in ripresa rendono possibile la prima stretta dopo cinque anni

da Milano

Con il venir meno dell’interminabile recessione che ne ha compromesso il modello di sviluppo e con l’attenuarsi delle spinte deflazionistiche, il Giappone si prepara ad alzare i tassi di interesse dopo averli lasciati inchiodati per cinque anni a livello zero.
Resistendo alle ripetute pressioni esercitate dal premier Junichiro Koizumi, contrario a un giro di vite al credito, e rivendicando dunque la propria autonomia, la Banca del Giappone ha rotto ieri gli indugi con l’annuncio che «i tassi resteranno a zero per un certo periodo, poi verranno mantenuti estremamente bassi nel corso di una fase di aggiustamento».
Si tratta di una svolta (benché morbida), subito apprezzata dalla Borsa di Tokio (più 2,6%), resa possibile dal sensibile miglioramento congiunturale. Nel quarto trimestre del 2005 il Pil è infatti cresciuto del 5,5% annuo, segnali positivi sono arrivati anche dagli utili societari e dai consumi privati e per il terzo mese consecutivo l’inflazione ha dato timidi segnali di risveglio, anche se per gli economisti è ancora prematuro parlare di fine della deflazione. Proprio il calo dei prezzi al consumo era stato all’origine della strategia di denaro a costo zero adottata dall’istituto centrale nipponico. Che aveva in questo modo cercato di contrastare la caduta dei profitti da parte delle imprese e il calo occupazionale, agevolando inoltre il salvataggio delle aziende sull’orlo del fallimento.
Avendo scelto un approccio restrittivo soft, è improbabile che la Banca del Giappone decida di attuare la mini-stretta molto prima della fine dell’anno. Non a caso, gli analisti collocano il rialzo del costo del denaro a dicembre. Appare invece più probabile un forte drenaggio nel breve termine dell’enorme liquidità in circolazione, pari oggi a 30-35mila miliardi di yen, destinata a finanziare il sistema bancario. Secondo alcune stime, il taglio sarà attorno all’80%.
Al tempo stesso, e in maniera inaspettata, l’istituto ha anche deciso di adottare un target d’inflazione fissato tra lo zero e il 2%, molto più elastico dunque rispetto a quello della Bce, che è vicino ma sotto il 2% annuo.
Il futuro giro di vite dei tassi potrebbe avere conseguenze sugli Stati Uniti sotto forma di un calo dei flussi di capitali giapponesi, dopo che per anni il costo del denaro a livello zero aveva reso conveniente prendere in prestito quattrini da reinvestire oltre i confini del Sol levante.