«Banca Lombarda crescerà, ma con giudizio»

«Utili in salita nel semestre». A settembre il nuovo piano industriale

Massimo Restelli

nostro inviato a Brescia

C’è tutto il Centro-nord Italia, Piemonte compreso, tra gli obiettivi di Banca Lombarda che punta a semplificare la catena di controllo alla ricerca di sinergie tra le proprie partecipate. Con la concretezza e l’aplomb dei grandi banchieri vecchio stampo, l’amministratore delegato Corrado Faissola è al lavoro sul piano industriale che confermerà la volontà di crescere per via interna. Ma il gruppo, archiviato il primo semestre con «utili in crescita», punta anche a sviluppare ulteriori «accordi industriali» con Banca Intesa di cui è azionista con il 2,5%, spiega in una delle sue rare interviste Faissola che sta studiando la fusione delle due controllate specializzate nel factoring: Cbi Factor e Veneta Factoring.
La banca è pronta a fare acquisizioni. Si parla di un interesse per il Credem?
«Al momento non c’è alcun dossier sul tavolo. Tre anni fa abbiamo acquistato la Banca Regionale Europea (composta oggi da 260 sportelli): è un impegno notevole ormai quasi completamente metabolizzato. Grazie alla prudente gestione quest’anno la Bre potrebbe segnare un utile di circa 70 milioni rispetto ai 45 milioni di quando l’acquistammo».
Come crescerà il gruppo?
«Per linee interne con una politica cauta e improntata all’effettiva profittabilità».
E il piano industriale?
«Sarà pronto dopo l’estate. Siamo interessati allo sviluppo in tutto il Centro-nord, Piemonte compreso, dove potrebbero esserci obiettivi potenzialmente sinergici con la Bre. La filosofia sarà riorganizzare e ottimizzare le aree di business con attenzione al parabancario. Il leasing e il credito al consumo vanno molto bene, stiamo ora studiando l’unione delle due società dedicate al factoring: Cbi Factor e Veneta Factoring. Potenzieremo, inoltre, un settore importante come quello dell’asset management dove abbiamo Capitalgest e Grifogest. Si rafforzerà poi la rete di promotori di Banca Lombarda Private Investment che, come previsto, a fine anno centrerà il pareggio a livello operativo».
Cattolica è tra i vostri soci, siete interessati al progetto di vendere polizze danni agli sportelli?
«Ci stiamo riflettendo».
Passiamo ai conti?
«Il primo trimestre è andato molto bene e l’utile netto è cresciuto del 12% malgrado l’assenza di alcune partite straordinarie registrate nel 2004. La tendenza è proseguita nell’intero semestre: i profitti ordinari sono migliorati».
Condivide l’idea di aprire le filiali al sabato?
«Alcuni nostri sportelli lo sono già da anni ma la cosa ha una ratio solo in determinate aree e periodi dell’anno. Vorrei, piuttosto, rendere più flessibile l’orario di lavoro, pausa pranzo compresa, sempre nel rispetto dei diritti sindacali».
Quando sarà operativa la vostra Sgr in Cina?
«In Cina abbiamo inaugurato con notevoli benefici un ufficio di rappresentanza. Quanto alla joint venture nel risparmio gestito l’avvio dell’attività è in calendario entro l’anno».
L’approdo finale di Banca Lombarda sarà un’integrazione con Intesa?
«Non avrebbe senso. Banca Lombarda è presente nelle stesse aree dove Banca Intesa ha un forte presidio, ci sarebbero sovrapposizioni enormi. La nostra è una partecipazione strategica in un gruppo dal respiro europeo: possiamo cercare sinergie in tutto quanto non sia retail, come il private banking. Ma la vocazione è di rimanere indipendenti».
Siete disposti a aumentare la vostra quota oggi al 2,5%?
«Non ci è mai stato chiesto ma saremmo pronti a valutare la cosa a patto di un ritorno positivo per i nostri soci».
Cosa ne pensa dell’appello delle Popolari di unire le forze in settori specifici?
«In generale non ci interessa alcuna iniziativa consortile. La cosiddetta Mediobanca delle Pmi è un’idea che non abbiamo mai valutato. Abbiamo un nostro forte presidio di finanza di impresa che, a differenza di alcuni grandi advisor international, offre sia la consulenza sia il supporto finanziario».
I recenti raid di alcuni finanzieri sembrano andare alla ricerca di crepe nel cuore del sistema che ruota intorno a Mediobanca e Rcs...
«Preferisco parlare di Banca Lombarda».
Eppure lo scontro in corso su Bnl e Antonveneta...
«È legittimo che gruppi stranieri desiderino aumentare il peso in Italia così come che altri pensino ad aggregazioni interne. Il tutto in una chiave di aumento della concorrenza e rispetto delle regole».
Ma Banca Lombarda ha un azionariato frammentato dove non mancano imprenditori molto «liquidi» come Romain Zaleski...
«Siamo una public company con oltre 40mila soci e un patto di sindacato che raccoglie circa 300 azionisti tra cui numerosi imprenditori, fondazioni e professionisti. Un assetto che ha sempre consentito una corporate governance a favore di tutti i soci».
Avete fondi nel capitale?
«Ad oggi non abbiamo una presenza importante di investitori istituzionali anche se qualcosa sta cambiando».
Cosa ne pensa degli attacchi a Londra?
«La nostra risposta è continuare a far crescere il benessere delle famiglie e la competitività delle imprese».