Per Banca Lombarda è di nuovo record

Scambi pari a 10 volte la media giornaliera. In tutto è passato di mano circa l’1% del capitale. I vincoli statutari

Angelo Allegri

da Milano

Una possibile Opa coinvolgerebbe le suore Canossiane di Brescia, le Divine Ancelle della Carità, il convento delle religiose di Sant’Orsola, l’Opera Pia don Carboni, l’Istituto per il sostentamento del Clero di Bergamo: solo cinque tra i 305 azionisti che formano il più affollato patto di sindacato della finanza italiana, quello di Banca Lombarda, che in tutto controlla il 47% del capitale dell’istituto. E in Piazza Affari a una scalata c’è chi incomincia a crederci davvero. Ieri, dopo i forti rialzi della settimana scorsa, il titolo ha guadagnato ancora il 5%, chiudendo a 15,884 euro e arrivando a toccare i 16,44 euro.
La scossa rappresentata dalla possibile fusione tra Intesa e Sanpaolo giustifica voci e ipotesi. E il fatto che sul mercato della Penisola si aggirino almeno tre compratori stranieri con grandi ambizioni e altrettante disponibilità finanziarie (Banco Bilbao reduce dall’uscita da Bnl, Crédit Agricole e Santander, destinati con tutta probabilità a ricevere una contropartita per dire addio a San-Intesa) rafforza le convinzioni degli speculatori. Non solo. Il legame tra Banca Lombarda, azionista di Banca Intesa con poco più del 2% del capitale, e gli ambienti vicini a Giovanni Bazoli (che ne è anche vice presidente) fornisce l’ultimo tocco al quadro di chi vede l’istituto come nuova piattaforma offerta a uno dei due azionisti stranieri di Sanpaolo e Intesa per fare affari nella penisola. O come il favorito per rilevare parte degli sportelli in eccedenza da parte della nuova Superbanca. Sull’altro piatto della bilancia ci sono i numeri: è vero, l’istituto ha un azionariato che più frammentato di così non si può. Ma nello statuto c’è una regola ereditata da Sanpaolo e Credito agrario bresciano, le due banche che fondendosi diedero vita all’istituto guidato dal consigliere delegato Corrado Faissola e dal direttore generale Victor Massiah: nessun socio può controllare più del 5%. Non a caso i primi azionisti, due fondazioni (Banca del Monte di Lombardia e Cassa di risparmio di Cuneo) si fermano a un passo da questa quota. E lo stesso fa il raider franco-polacco (vicinissimo a Bazoli) Romain Zaleski. Anche le cifre degli scambi in Borsa possono essere letti in modo diversi: ieri è passato di mano un quantitativo pari a 10 volte la media giornaliera degli ultimi 30 giorni. A prima vista un dato impressionante. Che però corrisponde solo all’1% del capitale. Perchè Banca Lombarda è una bella realtà economica, con conti interessanti e progetti di rilievo, ma non è mai stata al centro delle attenzioni dei grandi investitori. E per quantità di scambi è da sempre nella categoria dei cosiddetti titoli «sottili», quelli per cui le contrattazioni coinvolgono un ammontare giornaliero limitato.
In ultima analisi due fattori (limite al possesso azionario e livello degli scambi) che sembrano allontanare le ipotesi di offerta ostile. Ma non bastano a spegnere le voci. Di fronte alla baraonda in atto sul mercato è intervenuta anche la Consob: ha chiesto alla Lombarda di chiarire la propria posizione su eventuali dismissioni legate all’aggregazione Milano-Torino. L’istituto di Faissola (che ieri, intercettato dai giornalisti, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione) ha fornito delle spiegazioni vaghe e doverose: il potenziale interesse a comprare degli sportelli c’è, ma non ci sono né progetti concreti né contatti.