Una banca a misura di immigrato

Una banca, uno sportello e una lunga fila di immigrati: più di un milione di loro ha un conto corrente in Italia e 113mila hanno ottenuto nell'ultimo anno un finanziamento immobiliare (Istat). Per gli istituti bancari, gli immigrati sono diventati clienti da non lasciarsi sfuggire. Il dato è stato evidenziato già dal 2003 dal centro studi sull'economia interculturale Etnica (www.etnica.biz), che da anni si confronta con questa nuova realtà. Come valorizzare i nuovi clienti? Come sensibilizzare il mondo bancario nei loro confronti? E come rendere compatibili le procedure con le regole della finanza islamica?
Ogni anno il centro studi cerca di dare delle risposte a queste e ad altre domande nel corso di convegni che coinvolgono esperti in materia, studiosi e rappresentanti delle comunità straniere. Per la prima volta, uno di questi incontri si svolgerà a Milano il 13 ottobre, venerdì, presso la Fondazione Eni Enrico Mattei (corso Magenta, 63). In questa occasione verrà assegnato un premio per il prodotto bancario più innovativo e annunciato il master in welcome banking che prenderà il via a Milano nell'aprile 2007.
Se da un lato le iniziative che cercano di rispondere alle esigenze degli immigrati sono lodevoli, dall'altro c'è però da chiedersi come mai gli stessi vengano per lo più esclusi dal lavoro all'interno delle istituzioni finanziarie. Milano ha una delle migliori università private in Europa che sforna ogni anno centinaia di giovani di origine straniera con una laurea prestigiosa in tasca che consentirà loro di trovare lavoro ovunque. Decine di polacchi, russi o cechi sono però costretti a lasciar l'Italia per trovare un impiego, per esempio nella City di Londra. È buona cosa che le banche abbiano finalmente capito la necessità di migliorare i prodotti per gli immigrati, dovrebbero però anche favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro come mediatori, operatori, consulenti, dirigenti o eventuali soci. In questo senso c'è ancora molto da fare.
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