Banca mondiale: "Pil giù, non accade dal '45"

Per la prima volta dal secondo dopoguerra l’economia mondiale si contrae. In un documento preparato in vista
della riunione del G20, la Banca mondiale precisa che il commercio registra la maggiore flessione degli ultimi 80
anni. La produzione industriale cede il 15%

Washington - L’economia mondiale dovrebbe contrarsi quest’anno per la prima volta dal secondo dopoguerra. A prevederlo è la Banca Mondiale, senza rilasciare stime specifiche. L’istituto di Washington, in un documento preparato in vista della riunione dei ministri delle finanze e dei banchieri centrali del G20, precisa che il commercio mondiale dovrebbe quest’anno registrare la maggiore flessione degli ultimi 80 anni, mentre la produzione industriale entro la metà del 2009 dovrebbe risultare pari almeno al 15% in meno rispetto ai livelli del 2008. Le stime per il pil 2009 della Banca Mondiale sono più negative di quelle pubblicate dal Fondo Monetario Internazionale, che in gennaio ha previsto una crescita globale per il 2009 dello 0,5%.

La contrazione dell'economia globale Il pil 2009 - precisa la Banca Mondiale - potrebbe risultare almeno di cinque punti percentuali al di sotto del proprio potenziale. "Dobbiamo reagire in tempo reale a questa crisi crescente, che sta colpendo anche i paesi in via di sviluppo", sottolinea in una nota il presidente della Banca Mondial Robert Zoellick, precisando come proprio i paesi in via di sviluppo accuseranno quest’anno un deficit finanziario fra i 270 e i 700 miliardi di dollari. Solo un terzo dei paesi in via di sviluppo - aggiunge l’istituto - ha le risorse per prevenire un aumento della povertà. "Questa crisi globale richiede una soluzione globale e prevenire una catastrofe nei paesi in via di sviluppo è importante per superare la crisi in atto. C’è bisogno di investimenti in infrastrutture, in aziende medie e piccole così da creare occupazione ed evitare agitazioni sociali e politiche", aggiunge Zoellick, mettendo in evidenza come la crisi finanziaria ha delle conseguenze di lungo-termione per i paesi in via di sviluppo, fra le quali un aumento dei costi sui finanziamenti e minori flussi di capitale che si tradurranno in investimenti in calo e in una crescita economica più lenta.