Banca mondiale, Wolfowitz non molla

nostro inviato a Washington
«Cercasi nuovo presidente della Banca mondiale, che porti avanti politiche fallimentari ed assicuri una prolungata povertà globale. Nessuna esperienza è richiesta, fate domanda subito». L'annuncio campeggia sulla homepage del sito Whirlebank.org, che fa controinformazione, basandosi su fonti interne, sulla Banca mondiale. È il sintomo del malessere che il «caso Wolfowitz» sta provocando all'interno dell'istituzione, mentre alcuni Paesi europei incominciano a prendere le distanze dal presidente della World Bank, nella bufera per aver favorito la sua compagna Shaha Riza - funzionario della banca - con aumenti di stipendio e promozioni. Nella dichiarazione conclusiva del Development committee, l'organismo politico che sovrintende l'attività della World Bank, gli azionisti esprimono «grande preoccupazione» per il caso. Ma Wolfowitz non molla. «C'è molto lavoro da fare per lo sviluppo dei Paesi poveri e io intendo portarlo avanti», ha dichiarato, così smentendo le voci di imminenti dimissioni.
Wolfowitz per ora resta. Ma resisterà alle pressioni interne e internazionali? Per il ministro dello Sviluppo britannico, Hilary Benn, il caso «ha danneggiato la banca». La sua collega tedesca Heidemarie Wieczore-Zeul aggiunge che «Wolfowitz dovrebbe decidere se ritiene di avere ancora la credibilità per rappresentare la World Bank». I ministri finanziari europei appaiono critici, ma con prudenza. Il francese Thierry Breton ha affermato che in Banca mondiale «la governance e l'etica devono essere impeccabili». Per lo spagnolo Pedro Solbes, in questo caso va applicato il codice etico della banca, mentre il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa si è limitato a definire «delicata» la vicenda. A difesa del presidente si schierano gli Stati Uniti e il Giappone e alcuni stati africani, come Liberia, Zambia e Mauritius. Insomma, pare che alcuni «clienti» della banca, i Paesi africani in via di sviluppo, siano contenti della gestione Wolfowitz.
In ogni caso, la posizione del presidente è in bilico, mentre si attendono le conclusioni di una commissione etica che deciderà l'esito della vicenda. Il Washington Post, aggiunge particolari sul comportamento dell'ex vicesegretario alla Difesa Usa. Wolfowitz avrebbe preteso, al momento di contrattare il suo ingresso alla banca, la parificazione dello stipendio rispetto a quello, tradizionalmente più elevato, del direttore generale del Fmi. Inoltre, avrebbe ottenuto di poter scrivere libri e tenere conferenze a pagamento durante i cinque anni del mandato. Infine - ed è questo il principale motivo d'irritazione nello staff della banca - ha portato con sé due collaboratori della Casa Bianca, sistemati in posti di grande responsabilità (e pagati un quarto di milione esentasse). L'ex «falco», architetto dell'intervento militare americano in Irak, è anche criticato per aver sostenuto interventi della banca a Bagdad, nonostante le condizioni apparissero estremamente sfavorevoli.