Bancarella: Andrea Vitali batte Buttafuoco e Carlotto

Ha vinto il Bancarella con La figlia del podestà (Garzanti), il cinquantenne Andrea Vitali. Ha vinto con l’ennesimo capitolo di quella che ormai sembra una saga su Bellano, il suo paese natìo, il borgo dove vive e fa il medico condotto, affacciato su quel lago di Como che ha già fatto da sfondo a tante altre delle sue storie, tra cui quelle de La signorina Tecla Manzi o di Una finestra vistalago, storie per cui da tempo lo si paragona a Piero Chiara o Mario Soldati. Ha vinto con un romanzo ambientato nell’Italia fascista del 1931 - anche questo tema a lui caro - in cui protagonisti sono un podestà ambizioso, la sua irrequieta figliola alle soglie dell’adolescenza e gli idrovolanti. E soprattutto ha vinto, in piazza della Repubblica a Pontremoli, con 124 voti sui 186 espressi da librai e bancarellai, sbaragliando perciò rivali ben piazzati nelle classifiche di vendita come Pietrangelo Buttafuoco, in corsa con Le uova del drago (Mondadori) - vicenda vera e intricatissima ambientata in Sicilia una manciata di anni dopo - al secondo posto, e di lungo corso letterario come Massimo Carlotto, al terzo posto insieme a Marco Videtta con Nordest (e/o), psicogeografia di una zona d’Italia proiettata verso Est europeo e Cina. «Una bella botta» commenta a caldo il vincitore, che dichiara di aver tratto spunto, per la vicenda, da una storia vera, ricavata da una delibera ritrovata negli archivi comunali di Bellano. Tra gli altri finalisti Claudio Paglieri con la storia di pallone Domenica nera (Piemme), Alessandra Montrucchio con la telefonata di amore e morte Non riattaccare (Marsilio) e Matilde Asensi con la storia di Templari Icobus (Sonzogno).