Il bancario s’innamora in «chat»

Potrebbe forse essere il titolo di un film, invece «Chat... si gira! - L'amore corre sul filo», è il primo libro di Giovanni Zanardi (Fratelli Frilli Editori), cinquantenne genovese e funzionario di banca che da anni scrive «per diletto». Si tratta di un lungo racconto, con tratti vagamente saggistici, sul mondo della chat che, lo stesso autore definisce «un mondo affollato, in cui uomini e donne cercano la comunicazione e l'ascolto che non riescono più ad avere nella vita caotica e totalmente rivoluzionata dei giorni nostri». Con un sapore forse autobiografico è raccontato lo stato d'animo di una persona che ha sofferto per amore (ma d'altronde chi non ha mai provato dolore per una storia finita!) e che cerca di diradare la nebbia della tristezza affacciandosi ad un mondo sconosciuto: la chat. I brevi capitoli, che spesso portano il nome di famose canzoni italiane, sembrano essere i fotogrammi di un film che ognuno di noi può aver vissuto e, di sicuro, molti potrebbero riconoscersi nelle dinamiche mentali e comportamentali del protagonista. Durante tutto il racconto l'autore non tralascia di fare riflessioni e commenti su questo mondo virtuale che, prima sottovalutato e deriso, diventa poi la fonte di un'occasione d'incontro davvero unica. È evidente lo sforzo di rendere divertente e umoristico il viaggio in tale nuova ed immensa realtà, purtroppo però il risultato non è quello ricercato: anzi, talvolta, lo stile diventa un po' pesante forse proprio a causa di quella che, con un ossimoro, può essere definita una forzata spontaneità.
La trama è piuttosto banale e il quadro che l'autore presenta sul mondo delle conoscenze tramite la rete è superficiale e parziale: gli unici incontri che poi effettivamente vanno a buon fine sono quelli cominciati tramite un incontro «on line».
È vero: conoscersi ed innamorarsi con persone mai viste prima trova oggi in Internet uno sbalorditivo cupido, e questo, ad essere onesti, lo dicono i sondaggi. Per molte persone la rete è un eccellente strumento di «incontro» perché si può parlare con tutti e di tutto, non è imbarazzante ed è adatto anche ai timidi. Ma quanto forse non sarebbe più bello cercare di vincere le proprie paure e timidezze e mettersi in gioco di persona fin da subito? Uno sguardo non emoziona di più di un «messaggino» o di una e-mail?