La bancarotta dell’informazione

Tu chiamale, se vuoi, depressioni. Ci sono certi giorni che nei giornali italiani va così. Si mettono tutti lì attorno al tavolo della sala grande e si arrovellano: come possiamo rovinare il caffelatte degli italiani? E via a sforzarsi di trovare la notizia migliore. Che poi sarebbe il dato peggiore. A volte la ricerca si fa affannosa: la produzione industriale? Accipicchia: cresce. La fiducia delle imprese? Pure. Almeno la Borsa è crollata? Macché, recupera. E l'occupazione non smette di aumentare. Tutto bene, dunque? Sì, direttore, purtroppo tutto bene. Cioè, praticamente, un disastro.
Ci sono certi giorni, infatti, in cui il direttore ha deciso che il giornale deve avere una visione del mondo che assomiglia molto a quella dei capretti alla vigilia di Pasqua: il massimo della speranza è che l'agonia non sia troppo lunga. E i suoi assistenti devono trovare materiale a sufficienza per suffragare l'umor nero. Casse al verde o assegni in bianco: l'importante è poterne dire di tutti i colori. Avanti popolo alla riscossa, masochismo rosso trionferà.
In mancanza di meglio può andare bene anche una notiziola che arriva da Bruxelles. Per esempio: l'Unione europea ha rialzato le stime di crescita per il continente, ma le ha leggermente riviste al ribasso per l'Italia. Per il Sole 24 Ore, giornale economico, il fatto merita un pezzullo a pagina 8. Per Milano e Finanza, giornale economico, merita un trafiletto a pagina 5. Per Italia Oggi, giornale economico, merita una segnalazione a pagina 13. Per il Corriere della Sera, giornale politico, invece merita l'apertura della prima pagina, più l'intera pagina 2, più l'intera pagina 3, un totale di 6 titoli, 12 tra sommari e occhielli, interviste, reazioni, 6 foto e 3 maxi grafici. Roba che nemmeno se gli Stati Uniti dichiaravano bancarotta gli dedicavano tanto spazio.
Più che il Corriere della Sera, in effetti, sembra il Corriere della Notte. Buio e tempestoso. Il fatto è che quando uno è così cupo, poi il destino lo prende di mira. E così appena pubblicata la notiziola come se fosse la catastrofe definitiva, in via Solferino hanno dovuto a malincuore prendere atto che: a) il sole, nonostante tutto, stamattina è sorto di nuovo; b) l'Italia esiste ancora; c) Bruxelles ha persino approvato a pieni voti i nostri conti pubblici con tanto di elogio alla Finanziaria da parte del commissario Almunia, uno da sempre tutt'altro che tenero nei nostri confronti. La disfatta può attendere: chissà che delusione per i tafazzi in redazione.
Per fortuna ci pensa Prodi a tirar su tutti di morale. Il professore, dopo aver arruolato transessuali, sostenitori dei kamikaze e piromani di bandiere, ora vuole dare un'altra prova della serietà di cui si vanta: copia il programma di Berlusconi. Ma sì, quando il premier aveva tirato fuori la proposta del bonus bebé da 1000 euro, Prodi aveva detto: «Impossibile». Adesso lui propone un bonus bebé da 2500 euro. Ma se era impossibile dare 1000 euro com'è che diventa possibile darne 2500 euro? Dev'essere un'altra magia all'emiliana, un po' come i tempi record sulla maratona.
Magia dopo magia, poi, Romano Giucascasella Prodi si spinge persino oltre: assicura che il bonus sarà esteso fino ai 18 anni. Bebé cresciutelli, s'intende, ma che ci volete fare? Se non stiamo attenti, passa qualche giorno e promette come bonus bebé una Porsche per tutti. Per carità: meglio questi sprazzi di vita che i soliti noiosi borbottii. Evidentemente lui sa che i conti pubblici non sono così sfasciati come dicono certi giornali. Però ci resta un dubbio: se adesso Berlusconi proponesse un bonus di 3000 euro, Prodi che fa? Rilancia a 5000? E se Berlusconi propone un casa per tutti, Prodi che fa? Rilancia con due case per tutti? Un piccolo palazzo? Una porzione di grattacielo? Serietà per serietà: qualcuno dovrebbe gentilmente spiegargli che tra le elezioni e una partita a poker c'è una certa differenza. E poi il poker sarà pure un bel gioco, ma è pericoloso puntare forte quando si ha in mano solo una doppia coppia con Luxuria.