Bancarotta di governo

Sarebbe fin troppo facile dire: ecco l’eredità del governo Prodi, una crescita dell’economia poco superiore allo zero nel 2008! Sappiamo che, in parte, il forte rallentamento economico deriva da condizioni internazionali molto negative. La crisi americana colpisce dappertutto, le Borse arrancano, il super-euro indebolisce le esportazioni, il petrolio a 110 dollari al barile colpisce duramente i Paesi consumatori come il nostro.
Tutto vero, però... Però altri Paesi europei avranno quest’anno tassi di crescita ben superiori al misero 0,6% italiano: la Germania crescerà dell’1,6%, l’Olanda del 2,9%, la Polonia del 5,3%. La media dell’area euro (ultimissimi dati della Commissione di Bruxelles) è pari all’1,8%. L’Italia è il «fanalino di coda» d’Europa. Dunque, un terzo di responsabilità è internazionale, ma due terzi sono da attribuire alla politica economica di chi ha governato finora. Non solo. Il trio Prodi-Tps-Visco ci lascia anche un rapporto deficit-pil in aumento dall’1,9% del 2007 a un assai meno rassicurante 2,4%. Crescita poco oltre lo zero, deficit in forte aumento, inflazione fra il 2,6 e il 2,7%: alla faccia del «risanamento strutturale» rivendicato dal ministro dell’Economia. Tanto bravo, il ministro, da non aver trovato neppure un posticino nelle liste elettorali del Partito democratico.
Una parola, adesso, sul «tesoretto». Anzi, sui «tesoretti». Nel biennio 2006-2007 il fisco ha incassato - dice la Relazione sui conti - oltre 20 miliardi di euro derivanti da interventi anti-evasione e da un miglioramento spontaneo del comportamento dei contribuenti. È ovviamente una battuta da bar. Tutti sanno che le tasse sono aumentate, le dirette, le indirette, quelle locali: nel solo 2007 sono stati incassati 27 miliardi di maggiori entrate fiscali, oltre le previsioni. Questi miliardi sono stati utilizzati (leggi: buttati) per interventi a pioggia, elemosine natalizie, aumenti retributivi nel settore pubblico, investimenti dagli esiti a dir poco incerti. Non un euro è andato al risanamento dei conti (negli stessi anni la Germania, coi suoi tesoretti, ha azzerato il deficit di bilancio). Adesso scopriamo che il tesoretto 2008 probabilmente non c’è, e il disavanzo cresce. Neppure Vincenzo Visco, viceministro delle Finanze, ha trovato posto nelle liste del Pd: una ragione ci sarà.
L’unico pregio di questa Relazione sull’economia e sui conti pubblici è che fa chiarezza su una bufala elettorale del Partito democratico: la boutade secondo la quale il centrodestra avrebbe rifiutato di destinare il «tesoretto» ai salari e alle pensioni, insistendo perché si andasse rapidamente alle elezioni dopo la sfiducia al governo Prodi. La verità è che il tesoretto non c’era allora, in gennaio, e non c’è adesso. E questo ci porta al problema dei problemi: con questi chiari di luna, governare l’economia sarà un rompicapo. Deficit pubblico in aumento grazie alla Finanziaria elettorale; pressione fiscale al 43,3% del pil, la più elevata del decennio; nessun tesoretto da distribuire; prodotto interno lordo prossimo allo zero (che in una economia come quella italiana, per buona parte intermediata dalla pubblica amministrazione, significa di fatto stagnazione, se non addirittura recessione); prezzi in tensione e bollette energetiche alle stelle per il caro-petrolio. Un bel quadretto, non c’è che dire.
È allora giusto constatare amaramente che l’eredità del governo Prodi è la situazione economica che abbiamo appena descritto. Per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2011 saranno necessarie, ammette la relazione di Padoa-Schioppa, tre manovre da 30 miliardi di euro ciascuna. Non c’è da stupirsi se il Professore - davanti a tali risultati - abbia deciso di non candidarsi neppure lui, come Visco e Tps. E mentre il Cincinnato bolognese passeggerà sotto i portici del Pavaglione, toccherà ad altri rimediare al disastro. Neppure Berlusconi dispone, tuttavia, di bacchette magiche. L’operazione straordinaria di vendita del patrimonio pubblico - prevista nel programma del Pdl - potrebbe essere risolutiva per abbattere il debito pubblico e liberare risorse per rilanciare l’economia. La riduzione, pur progressiva, del peso fiscale è essenziale per ridare fiducia alle famiglie e rilanciare i consumi. Non sarà facile, ma non ci sono alternative.
Gian Battista Bozzo