Bancarotta della Micop: sei anni per Coppola

L'immobiliarista condannato a sei anni di reclusione per il fallimento della società per bancarotta. Quattro anni di carcere per l'ex addetta alla contabilità. Assolti, invece, per l'accusa di falso ideologico. Il legale: "Condanna incomprensibile"

Roma - Il tribunale di Roma ha condannato l’immobiliarista Danilo Coppola a sei anni di reclusione per bancarotta fraudolenta a conclusione del processo sul fallimento della Micop. I giudici della seconda sezione, presieduti da Carmelo Rinaudo, hanno ritenuto responsabile per bancarotta anche Daniela Candeloro, ex addetta alla contabilità (4 anni). Assolti, invece, Francesco Bellocchi, ex direttore finanziario del gruppo, Alfonso Ciccaglione, altro incaricato della gestione della contabilità, Luca Necci (ex amministratore e cognato dell’immobiliarista), Andrea Raccis (ex socio) e l’avvocato Paolo Colosimo. Coppola e la Candeloro sono stati assolti, infine, dall’accusa di falso ideologico.

Pene accessorie A Coppola e alla Candeloro il tribunale ha applicato anche le pene accessorie come l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’imprenditore e per cinque anni alla commercialista. Inoltre li ha dichiarati inabili ad attività imprenditoriali per la durata di dieci anni. Accogliendo le richieste fatte il 13 dicembre dello scorso anno dal pubblico ministero Rodolfo Sabelli, il tribunale ha disposto il sequestro di 8 milioni in azioni Bim acquistate secondo l’accusa con denaro sottratto alla Micop e finite poi in una delle altre società di cui Coppola è titolare. Concludendo la requisitoria il 13 dicembre dello scorso anno i pubblici ministeri Rodolfo Sabelli e Giuseppe Cascini avevano chiesto quattro condanne e tre assoluzioni in particolare sei anni per Coppola, quattro anni e sei mesi per la Candeloro, quattro anni per Bellocchi, tre anni per Ciccaglione e la piena assoluzione per Necci, Colosimo e Racis.

La vicenda Il processo davanti alla seconda Sezione del Tribunale di Roma aveva tratto origine dal fallimento della società Micop dichiarato il 20 dicembre del 2006 per 13 milioni e 410mila euro, somma ricavata dalla vendita di immobili e trasferiti poi in altre società del gruppo Coppola con pregiudizio dei creditori. Coppola finì in carcere per questa vicenda nel marzo del 2007.

La difesa: "Condanna incomprensibile" "È difficilmente comprensibile una condanna per finanziamenti infragruppo, perché tali sono state le cosiddette distrazioni, e per un fallimento che si è chiuso riportando la società Micop in attivo", ha commentato l’avvocato Gaetano Pecorella, difensore di Danilo Coppola. "Siamo certi, per ciò - aggiunge l’avvocato - che la sentenza in appello sarà capovolta. L’assoluzione di tutti gli altri imputati del reato, ha fatto venir meno l’ipotesi dell’accusa secondo cui Coppola sarebbe stato il capo di una associazione per delinquere. La piena libertà restituita a Danilo Coppola è l’ulteriore conferma che, per lui, è del tutto assente ogni pericolo di reiterazione del reato".