Le banche affondano Piazza Affari. Nuova impennata dei titoli di Stato

Piazza Affari ha vissuto un’altra giornata di vendite e ha chiuso in calo del 2,5%. Nelle ultime sette sedute la Borsa italiana ha perso più dell’11% facendo peggio di tutte le altre piazze europee trascinata dai bancari
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Senza appigli, senza paracadu­te. Ora dopo ora, giorno dopo gior­no, lo smottamento dei mercati fi­nanziari va assumendo proporzio­ni paragonabili solo a quelle viste nelle fasi più acute della Grande re­cessione. È una fuga disordinata, da«si salvi chi può»,quella degli in­vestitori. Incuranti degli appelli al­la calma, insensibili al coro di voci autorevoli che ieri cercavano di ras­sicurare sulla bontà delle misure prese da Italia e Spagna per rimette­re in ordine i conti. Niente da fare: la tempesta è continuata, ovun­que, con il martello delle vendite ad appiattire le quotazioni, a piega­re gli indici.

Tutte giù per terra, le Borse: a co­minciare da Milano, ancora una volta la peggiore (-2,53%) tra raffi­che di sospensioni per eccesso di ri­basso e titoli, soprattutto i finanzia­ri, in caduta libera. Oggi la somma delle capitalizzazioni (il valore bor­sistico) delle principali banche ita­liane, ovvero Unicredit, Intesa Sanpaolo,Ubi,Mps,Banco Popola­re e Bpm è sceso a 53,6 miliardi di euro, ovvero la metà di quanto vale­va la sola Unicredit ai tempi (2007) della fusione con Capitalia. Ma se l’Europa ha polverizzato circa 100 miliardi di euro in una sola seduta tornando ai livelli di 11 mesi fa, è se­gno che la disfatta è stata ancora una volta collettiva: -0,97% Lon­dra, -1,82% Parigi, - 2,26% Franco­forte al,- 2,18% Madrid. Male perfi­no Wall Street, dove un tuffo sotto i 12mila punti del Dow Jones (-1,5% a un’ora dalla chiusura)ha«saluta­to » il via libera definitivo del Con­gresso all’accordo di compromes­so sul debito Usa. Quasi una beffa, se solo si pensa che fino a qualche giorno le incertezze sull’intesa an­ti- default venivano considerate una spada di Damocle sospesa sui mercati. E invece, no.

Resta questa cappa plumbea da estate troppo surriscaldata. Al pun­to che la Bce potrebbe cambiare rotta, rinunciando ai rialzi dei tassi già messi in canna. Servivano per combattere l’inflazione, ma ora il nemico è un altro. È la crisi di fidu­cia che travolgere i mercati aziona­ri e i Quasi parole in fotocopia quelle di Angel Gurria,numero uno dell’Oc­se: l’Italia non ha bisogno del soste­gno estero per finanziare il suo de­bito e «perciò sta bene. Ha il deficit sotto controllo, ha i conti pubblici sotto controllo. Sta facendo le cose giuste e prendendo le giuste deci­sioni ». Eppure, l’attacco ai nostri titoli di Stato continua: lo spread tra Btp e bund tedesco è balzato ieri fino a un picco massimo di 385 punti (nuovo record), prima subire un leggeroassestamentoinserata. Co­sì non va. E non va bene per i rendi­menti sui Btp decennali, che han­no toccato il 6,25%, un livello che non si vedeva dal 1997. E quelli spa­gnolisonoarrivatial6,46%. Dique­sto passo, non si può escludere che Italia e Spagna raggiungano la so­glia del 7%, la stessa percentuale che aveva costretto Grecia, Irlanda e Portogallo a lanciare l’sos a Ue, Fmi e Bce.

Ora l’attenzione dei mercati si sposta su quanto dirà oggi pome­riggio il premier Silvio Berlusconi alle Camere sulla crisi in atto, men­tre la lente della Consob si è posata su Deutsche Bank. Motivo: capire perché l’istituto si è sbarazzato di Btp per 7 miliardi di euro, cioè il 90% dei titoli italiani in portafo­glio. La risposta tedesca, resa nota dal sottosegretario all’Economia, Bruno Cesario: abbiamo riequili­brato l’esposizione al debito italia­no ai valori storici, dopo che con l’acquisizione di Postbank, avve­nuta a fine 2010, si era registrato un picco.