Banche boom nel 2006: utili a 22 miliardi

L’abolizione della commissione di massimo scoperto vale 4 miliardi

da Milano

Nel 2006 hanno portato a casa utili netti per oltre 22 miliardi di euro. La stima, ancora approssimata (i dati ufficiali arriveranno a fine maggio con la relazione del governatore della Banca d’Italia), corrisponde a un aumento del 32,3% rispetto al 2005. E la corsa al profitto del sistema bancario italiano («una forma di governo occulto», secondo l’ex commissario europeo Mario Monti) sembra destinata a continuare. Secondo le Previsioni dei bilanci bancari di Prometeia, presentate ieri, gli utili netti cresceranno del 17% nel 2007, del 15,7% nel 2008, e del 18% nel 2009. Non proprio un boom come quello dell’anno scorso, ma poco ci manca.
Gli istituti potranno approfittare del contesto economico favorevole, che spingerà le imprese a più investimenti con connesso aumento della richiesta di credito. D’altra parte la maggiore concorrenza comprimerà i margini unitari, mentre proprio dai rapporti con le imprese arriva l’incognita maggiore per il futuro: l’abolizione della cosiddetta commissione di massimo scoperto, la somma dovuta alle banche, calcolata sulla massima esposizione, in aggiunta ai normali interessi. Il provvedimento, ancora in via di adozione, si riferirà a tutti i conti, ma i suoi effetti si sentiranno soprattutto nei rapporti con le imprese. Secondo Prometeia potrebbe costare alle banche fino a 4 miliardi di euro. Anche se, avverte il centro studi, gli istituti faranno con tutta probabilità come i gestori di telefonini dopo l’abolizione dei costi di ricarica, cercando di recuperare altrimenti le somme perse. Una prima strada dovrebbe essere quella dell’aumento dei tassi di interesse sulle nuove operazioni di finanziamento; poi le banche potrebbero calcare la mano su altre commissioni (spese di istruzione della pratica, penalità per il mancato utilizzo del credito); infine, potrebbe essere aumentata la pressione al ribasso gli interessi concessi ai clienti sui depositi. In tutti i casi, comunque, l’impatto del provvedimento potrà essere solo addolcito.
Quanto ai rapporti con i clienti privati anche qui la maggiore concorrenza si farà sentire. Crescerà un po’meno il settore dei mutui immobiliari dopo la corsa forsennata degli ultimi anni, mentre gli istituti punteranno tutto sul credito al consumo. In questo campo si registreranno forse le novità maggiori.
Prenderanno piede nuovi prodotti «all’americana», come la possibilità di ricevere un nuovo prestito ampliando l’importo di un mutuo in essere, approfittando dell’aumento di valore registrato dall’immobile. Continuerà la crisi del risparmio gestito, con una diminuzione del peso relativo del canale di distribuzione bancario, e conseguente stasi delle commissioni, mentre per i conti correnti la tendenza è ormai chiara: costi minori, ma rendimenti per i depositanti ormai inesistenti.
E anche questa viene segnalata da Prometeia come un’incognita: se i risparmiatori si accorgeranno che non conviene più tenere sul conto i propri soldi e li dirotteranno verso altre forme di impiego le banche potrebbero veder ridursi una forma di provvista a buon mercato. Sicuro invece il controllo dei costi: secondo Prometeia cresceranno meno del 4% annuo portando gli istituti italiani vicini a medie europee.