Banche, la Borsa sente profumo di nozze

Luca Pace

da Milano

La Borsa scalda i motori del risiko bancario e scommette sulle doppie nozze Intesa-Monte Paschi, Sanpaolo-Capitalia. Se dagli interessati arrivano solo smentite, il mercato ci crede, portando i titoli ai massimi degli ultimi 4-5 anni. Ieri Intesa ha messo a segno un guadagno del 2,2% a 4,79 euro, Mps è volata del 3,2% a 4,02 euro. Nuovi massimi anche per Sanpaolo e Capitalia. La banca torinese con il più 2,2% di ieri si è portata a 13,65, un prezzo che non vedeva dall’aprile 2002. Capitalia ha guadagnato il 2,2% a 5,39 euro, ai valori del settembre 2000. A riaccendere la speculazione è un report di Euromobiliare che simula le doppie nozze. Un’idea che piace anche alle altre banche d’affari. «Dopo l’Opa di Unicredit e Hvb, le altre big italiane non staranno a guardare», spiega un analista che aggiunge: «Intesa ha capitali in eccesso per circa 1,5/2 miliardi: prima di pensare a un dividendo straordinario, come ipotizza Citigroup, è più sensato guardare a qualche acquisizione».
Quanto a Siena, una fusione con Intesa sarebbe la soluzione per arginare gli effetti della legge sul risparmio che obbliga la Fondazione Mps a scendere dal 49% della banca al di sotto del 30%. Un matrimonio che permetterebbe alla Fondazione di restare prima azionista della nuova realtà bancaria. Siena inoltre coglierebbe l’occasione per sganciarsi da Unipol. Dal punto di vista industriale il matrimonio sarebbe sensato. Corrado Passera, ad di Intesa, sarebbe la figura giusta per rilanciare Mps, privo ancora di tale figura, mentre territorialmente le sovrapposizioni sono poche. La nuova realtà avrebbe una quota di mercato in Italia pari al 16% con utili 2007 a 3,6 miliardi.
Stesso discorso per SanPaolo e Capitalia. Nonostante il matrimonio sembra più lontano per la difficoltà di integrare i due business, Sanpaolo vedrebbe il proprio utile per azione crescere dell’11% e le due banche eviterebbero di stimolare gli appetiti di altri azionisti stranieri.
A parte le speculazioni del momento, il risiko bancario ha radici più lontane e risponde a chiare logiche industriali. L’apertura del mercato esporrà le nostre banche agli attacchi esterni. E anche le nostre big italiane, viste in Europa sono solo pesciolini. Nella classifica delle banche europee più capitalizzate, dopo il quarto posto di Unicredit, conquistato dopo la fusione con Hvb, prima di trovare un’altra italiana dobbiamo scendere al 21° dove è collocata Intesa (32 miliardi di capitalizzazione), e 10 volte più piccola della prima in classifica, l’inglese Hsbc. Poi Sanpaolo, 24º posto e 21 miliardi di capitalizzazione; Capitalia, 30º con 13,7 miliardi.
Ed è sempre l’Europa a spingere per un consolidamento anche a livello delle popolari, nel 2005 tra le più premiate in Borsa. Nonostante ieri la Comunità europea abbia deciso di non aprire un dossier contro il voto capitario, nelle assemblee delle popolari ogni socio ha un voto indipendentemente dal numero di azioni detenute. «Nulla esclude che un giorno questa regola possa cambiare - spiega un analista -. La miglior difesa per le Popolari è aggregarsi prima che questo avvenga. Maggiore dimensione avranno, meno saranno esposte ad attacchi esterni».