Le banche e i risparmi: il Paese merita fiducia

Per rassicurare i mercati Berlusconi illustra i pilastri del nostro sistema: nonostante il debito non andremo in default

Il premier Berlusconi, nell’annunciare che il governo intende discutere con le parti sociali, ha voluto innanzitutto spiegare le ragioni per cui l’Italia è un Paese solvibile, che non merita la sfiducia dei mercati, in cui si trova coinvolto, in un quadro emotivo. Che dipende in misura preponderante da fattori politici, come si legge nei maggiori giornali esteri.
Innanzitutto, ha detto Berlusconi, l’Italia ha una struttura solida dal punto di vista del sistema bancario. Forza del sistema bancario, che impiega e gestisce il risparmio, e solvibilità del debito pubblico nazionale sono strettamente collegati. E circa la solidità delle nostre banche, va aggiunto che Berlusconi non si è basato solo sui risultati degli stress test europei, che hanno mostrato esse sono in testa alla graduatoria. Prima di prendere la parola si è consultato ampiamente con il governatore della Banca di Italia Mario Draghi, che da settembre sarà presidente della Banca centrale europea, la Bce.
La seconda ragione per cui non esiste un rischio Italia indicata da Berlusconi è che le famiglie italiane hanno una rilevante propensione al risparmio e sono poco indebitate. A differenza di quello che accade per altri Stati, più della metà del nostro debito pubblico è nelle mani di risparmiatori italiani, e anche ora c’è una buona offerta di risparmio che affluisce ai vari impieghi. A differenza che altrove, noi non abbiamo avuto e non abbiamo una crisi del mercato e significative insolvenze nel credito immobiliare e al consumo.
La terza ragione per cui non c’è un rischio Italia è che la nostra industria è sana e in rilevante recupero. La disoccupazione che era arrivata all’8,7% è regredita all’8%, solo un punto sopra la situazione pre crisi. Siamo il secondo Paese esportatore di Europa dopo la Germania, e il nostro commercio estero è in robusta espansione, nonostante le difficoltà. Perciò la nostra bilancia dei pagamenti non ha bisogno dell’acquisto di debito pubblico da parte dei soggetti esteri, per andare in pareggio.
Infine, il nostro bilancio pubblico, grazie alle misure adottate, e al fatto che le entrate vanno bene e le spese sono sotto controllo, si porta rapidamente verso un deficit inferiore al 3% e il pareggio nel 2004 è alla nostra portata. Il rapporto debito/Pil, dopo il picco, ora tende a ridursi. Berlusconi, nell’elencare i fattori per cui non esiste un rischio Italia, adesso come non esisteva nei primi mesi dell’anno e negli scorsi anni, più brutti di questi, ha anteposto una premessa. La sua famiglia controlla un complesso di imprese, in parte notevole quotate in borsa, che lui ha guidato prima di entrare in politica, ed ora segue come azionista, in trincea. Ciò di cui ha parlato, lo ha esposto sulla base di conoscenze ed esperienze dirette, oltreché dei dati tecnici dei suoi uffici e di Draghi. I fondamentali finanziari delle banche, del risparmio, della politica di bilancio sono solidi. E altrettanto quelli dell’economia produttiva e dell’export. Il mercato finanziario è oramai inquinato dalla politica, inquinata da antipatie per Berlusconi che meriterebbero una ricerca psicanalitica. Cerchiamo di vederlo senza questi veli.