Banche e imprese sbattono i soldi in faccia a Prodi

(...) e hanno messo nero su bianco il piano finanziario. Capofila per gli istituti di credito Banca Intesa, seguita da San Paolo di Torino, Banca Lombarda e Banca Carige. Capofila degli imprenditori, i maggiori del settore, Impregilo. Parte integrante del piano anche il Cociv, il general contractor che ha già investito 150 milioni di euro per la progettazione dell’opera e che, nel caso il treno veloce non dovesse mai partire, avrebbe diritto a un risarcimento pari al 10 per cento del costo totale dell’infrastruttura, e quindi a qualcosa come 500 milioni di euro. Il piano si basa sulla legge 166 del 2002, quella del project financing di cui vanta la paternità il senatore di Forza Italia Luigi Grillo. Il metodo è semplice: i privati investono, e per rientrare delle spese gestiscono l’opera per un certo numero di anni. Cinquanta erano stati quelli indicati dal presidente di Banca Carige Giovanni Berneschi, che aveva già avvertito: «Manca solo la volontà politica: se il governo darà il via i privati sono in grado di finanziare un’opera che aiuta l’economia non solo della Liguria ma di tutto il Paese».
Visto da qui il treno veloce potrebbe partire già dal primo gennaio, un regalo di buon anno, visto che il progetto definitivo dell’opera è già pronto da quel dì, approvato dal Cipe il 23 marzo e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 29 agosto scorso. Là dove fino a oggi sia il presidente della Regione Claudio Burlando sia il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro avevano glissato: «Questi fantomatici privati parlano parlano ma nessuno li ha ancora visti». Eccoli, gongolava ieri Grillo: «È la volta buona e adesso sono curioso di vedere come reagirà il governo: hanno sempre detto che l’opera non si può fare perché non ci sono i soldi. Bene, adesso i soldi ci sono».
Avevano “ragione” a preoccuparsi allora gli ambientalisti, che proprio ieri, pur non essendo a conoscenza della chiusura dell’accordo fra banche e imprenditori, hanno presentato ricorso al Presidente della Repubblica contro contro Presidenza del Consiglio dei Ministri e Cipe, chiedendo l’annullamento di ogni decisione del Cipe sul progetto definitivo del Terzo Valico. Il ricorso è firmato da Afa, Wwf, Legambiente Piemonte e Pronatura Alessandria. Dicono sul sito Internet Comitatiscrivia.it che trattasi del terzo e ultimo ricorso possibile: quello al Tar del Lazio è stato respinto, mentre è ancora in corso quello al Consiglio di Stato sul progetto preliminare. «Ora ecco quello sul progetto definitivo: in tal modo tutte le vie consentite a livello legislativo sono state intraprese e quindi, qualora la questione Terzo Valico dovesse ritornare a galla (nulla di più facile), non avremo da morderci le nocche pentendoci di non averle tentate tutte». Sostengono i ricorrenti che diverse direttive europee e leggi italiane sono state violate nella stesura del progetto, che «risulta foriero di danno grave e irreparabile sotto il duplice profilo del vulnus all’ecosistema e del danno erariale eventualmente scaturente dalla procedura di infrazione».