Banche, la festa è finita: perso un terzo degli utili e nel 2009 sarà -16%

Rapporto Abi. I risultati torneranno a crescere nel 2010, +10% Ma il sistema è solido. E nessun "credit crunch". Crescono le sofferenze, rallentano gli impieghi, ma tiene la raccolta

La crisi finanziaria internazionale prosciuga i bilanci delle banche italiane che quest’anno subiranno un crollo degli utili del 30,4 per cento. Nulla di paragonabile al terremoto che ha distrutto la grande finanza americana fino a provocare il collasso di Lehman Brothers, ma comunque una ferita profonda per il nostro sistema creditizio che pagherà il conto della recessione anche nel 2009, rinunciando a un ulteriore 16,6% dei propri guadagni.
A prevedere il biennio di carestia è uno studio dell’Abi, l’associazione che raccoglie le banche del nostro Paese, secondo cui l’asticella degli utili del settore creditizio tornerà a risalire solo dal 2010 (più 10,3% la stima). Quando è attesa anche una pur timida ripresa dell’economia italiana: più 0,7% il Pil dopo la contrazione dello 0,3% e dello 0,8% per il biennio 2008-2009.
Inevitabili le ripercussioni sulla redditività: il Roe del settore bancario, il parametro che esprime il rapporto tra l’utile netto e il capitale, quest’anno cadrà al 6,1% (contro il 9,7% del 2007) e al 4,6% nel 2009 per poi attestarsi al 4,7% nel 2010. Livelli molto lontani dal Roe a due cifre che pretendevano gli analisti prima che gli eccessi della finanza trasformassero la bolla speculativa immobiliare americana in una crisi globale da più parti paragonata a quella della Grande depressione. Il margine di intermediazione (più 1,8% nel 2007) quest’anno subirà comunque solamente una limatura (meno 0,3%) per poi migliorare nel 2010 (più 3,5%) mentre il risultato lordo di gestione dovrebbe calare del 3,2% e del 2,2% ma riuscire a riprendere quota nel 2010 (più 5,8%).
Pur ferito dal punto di vista della patrimonializzazione e alle prese con pesanti svalutazioni, il sistema bancario italiano pare inoltre restare abbastanza solido dal punto di vista «industriale»: sempre secondo l’Abi le sofferenze, al netto delle svalutazioni, quest’anno saranno infatti sostanzialmente stabili (+0,1%) anche se si aggraveranno del 3,7% nel 2009-10.
La recessione economica non dovrebbe, comunque, incidere in misura significativa sulla qualità del credito italiano visto che il rapporto sofferenze nette/impieghi non pare destinato a discostarsi dai livelli registrati nello scorso anno (1,1%), né nel 2008 né nel biennio successivo. Senza contare che, stando ai calcoli dell’Abi, la crisi finanziaria sembra aver aiutato gli istituti di credito dal punto di vista della raccolta: più 8% l’attesa per quest’anno contro il 6,6% del 2007, complici probabilmente i molti italiani che negli ultimi mesi hanno cercato in banca un porto sicuro per i propri risparmi travolti dal tracollo della Borsa. Brusca frenata, invece, sul fronte degli impieghi alle imprese che quest’anno dovrebbero salire del 5,9% (contro il 9,9% segnato nel 2007) e del 5,5% nel 2009 per poi migliorare nel 2010 del 7,6 per cento.