Banche italiane, come passare al contrattacco

Russo, ad di Assiteca SIM: «Istituire un megafondo dotato di almeno 20 miliardi di euro»

Ennio Montagnani

Le primarie banche italiane hanno superato gli stress test del settembre 2015: la Vigilanza bancaria europea (Eba) ha infatti constatato che ipotizzando uno scenario economico (molto) avverso, le nostre banche avrebbero in ogni caso una dotazione patrimoniale sufficiente per fronteggiare la situazione critica. Partendo da questo punto fermo, Roberto Russo, ad di Assiteca SIM, arriva alla conclusione che l'attacco speculativo alle banche italiane in Borsa viene giustificato dal peso dei crediti deteriorati e dei titoli di Stato all'interno dell'attivo patrimoniale delle nostre banche, mentre non si guarda (o, meglio, non si vuole guardare) alla montagna di derivati in pancia agli istituti tedeschi.

Rispetto al 2015, tutte le banche italiane stanno riducendo considerevolmente gli accantonamenti sui crediti, trimestre dopo trimestre perché, finalmente, la qualità dei crediti inizia a migliorare e anche l'effetto «trascinamento» dei vecchi crediti deteriorati legati al periodo di lunga recessione è in calo drastico. L'attenzione è però sempre rivolta al Monte dei Paschi di Siena che, tuttavia, nel primo trimestre del 2016 ha accantonato perdite su crediti per 345 milioni contro i 450 milioni messi da parte nel primo trimestre 2015 (con una riduzione pertanto di oltre 100 milioni) e ha realizzato (nonostante gli accantonamenti) nello stesso periodo 92 milioni di utile netto.

Nel frattempo Deutsche Bank, con un attivo patrimoniale di 1.770 miliardi (un valore maggiore del pil italiano), di cui 500 miliardi in derivati e un patrimonio netto tangibile (attivo meno passivo meno avviamenti) di appena 56 miliardi, supererebbe nuovamente senza problemi gli stress test europei. In pratica, per Deutsche Bank, che ha un attivo patrimoniale di 31 volte il corrispondente patrimonio netto tangibile (di cui derivati pari a circa 9 volte lo stesso patrimonio), è sufficiente che lo stesso attivo subisca una svalutazione di appena il 3% (1.770x3,2%=56) per determinare l'azzeramento del patrimonio, ovvero il fallimento della banca. Per Russo resta una sola speranza: un'azione definitiva che risolva una volta e per sempre la questione dei crediti deteriorati delle banche, che rappresenta l'arma con cui l'Eba, guidata dalla Germania, ci ricatta da anni. «A mio parere quest'arma può essere rappresentata da un mega fondo (sull'esempio di Atlante) dotato di almeno 20 miliardi, da costituire subito con una dotazione di 10, che compri prima dell'esito degli stress test (fine luglio) 27,7 miliardi di euro, pari all'intero ammontare di sofferenze lorde di Mps (9,7 miliardi netti) ai valori iscritti in bilancio, ovvero al 37% del corrispondente valore nominale», puntualizza Russo, secondo il quale questa mossa equivarrebbe al quantitative easing della Bce che ha bloccato di fatto la speculazione sui Btp, perché in questo modo, liberando dai bilanci delle banche lo strumento di ricatto dei burocrati di Bruxelles e degli ispettori dell'Eba, in un sol colpo ci troveremmo davvero con i migliori istituti di credito d'Europa.