«Le banche italiane poco esposte»

da Milano

Dichiarazioni tranquillizzanti erano giunte anche dalla Banca d’Italia: gli istituti di credito italiani sono esposti poco o nulla alla crisi dei mutui Usa subprime. A confermarlo è arrivata ieri l’analisi della banca d’affari Morgan Stanley che anzi consiglia esplicitamente di comprare titoli delle banche italiane come «porto sicuro» dalla tempeste sui mercati.
Mercati che seguitano a mostrare nervosismo anche se Moody’s, in una sua analisi spiega che i timori per una crisi sistemica globale delle banche sono «esagerati», anche se il sistema ha più bisogno di sporadici interventi da parte degli istituti centrali di quanto immaginato. Nel suo rapporto l’agenzia Moody’s replica indirettamente alle critiche mosse negli ultimi giorni sulla mancata capacità di prevedere al crisi dovuta ai mutui subprime Usa. Tuttavia, spiegano gli analisti, Moody’s «il centro del sistema dimostra una capacità di assorbire choc importanti». Per S&P inoltre le maggiori 50 società europee (industriali, bancarie e assicurative) vantano ancora una qualità del credito alta.
Quanto a Morgan Stanley la banca d’affari promuove Intesa Sanpaolo quale uno dei migliori titoli difensivi d’Europa. Nel caso delle banche italiane solo Unicredit tra le grandi ha una esposizione di una qualche consistenza nel settore. L’esposizione peraltro, secondo Morgan Stanley non desta preoccupazione vista la sua modestia rispetto alle attività del gruppo.
In particolare il gruppo è esposto per 200 milioni di dollari in Rmbs (obbligazioni garantite dai mutui) e per 220 milioni in Cdo (derivati per copertura rischi) nel comparto subprime ma per dimensioni quindi contenute e con strumenti che vantano un rating molto alto. Per quanto riguarda le voci non iscritte a bilancio (off-balance sheet), inoltre Unicredit conta tre veicoli finanziari (conduit) per un totale di 4,5 miliardi di attività creati da Hvb per deconsolidare i crediti inesigibili. Degli altri due veicoli solo uno, che conta attività per 800 milioni di dollari, è esposto per una parte nel settore subprime. Di tale porzione inoltre il 90% ha una certa maturità e quindi minori rischi.