Le banche italiane pronte a chiedere a Draghi altri 45 miliardi

Mentre il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, spende parole di apprezzamento per le operazioni di rifinanziamento a lungo termine presso la Bce, gli analisti di Barclays Capital calcolano che le banche italiane, a febbraio, possano ricorrere a questo strumento per altri 45 miliardi.
In occasione del primo appuntamento, a dicembre, con le cosiddette «Ltro» (Long term refinancing operation, ossia la possibilità per gli istituti di prendere a prestito la liquidità messa a disposizione dalla Banca centrale europea a tassi agevolati), le banche italiane hanno attinto dal «Bancomat» della Bce per 116 miliardi. Una cifra che, secondo le stime di Barclays, corrisponde al 61% dei 190 miliardi di obbligazioni bancarie in scadenza tra il 2012 e il 2013. «La parte restante - sostengono gli analisti - potrebbe essere già presa a prestito in occasione dell'operazione di rifinanziamento a tre anni di fine febbraio. Noi ci aspettiamo che le banche italiane ottengano liquidità per almeno 45 milioni». Non sono ancora a disposizione dati ufficiali, ma il denaro di dicembre potrebbe essere stato impiegato in parte per investire in attività a rendimenti maggiori (c'è chi ipotizza Btp) e in parte proprio per far fronte ai bond in scadenza.
Per questo dal Forum di Davos anche Visco ha benedetto questo tipo di operazioni di rifinanziamento, riconoscendo all’azione della Banca centrale guidata dal suo predecessore Mario Draghi il merito di aver «migliorato le banche sul fronte delle passività riducendo in maniera sostanziale la restrizione della liquidità». Barclays calcola anche benefici diretti sui bilanci degli istituti di credito, attraverso il canale del margine di interesse, in salita con la riduzione dei costi di rifinanziamento di medio termine. Secondo gli esperti saranno in particolar modo le banche più piccole, come Ubi e Monte dei Paschi di Siena, a beneficiare del miglioramento. Grazie alle operazioni Ltro, si calcola un incremento del margine di interesse del 3% e dei ricavi totali nell'ordine del 5 per cento. Non male in tempi di crisi.