Banche, JP Morgan compra Bear Stearns

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da Milano

Generali si appresta a riportare una decisa crescita, sopra gli obiettivi del piano, dell’utile netto 2007 che, secondo le stime degli analisti, dovrebbe raggiungere circa 2,9 miliardi di euro (più 22%) senza alcuna sorpresa legata ai mutui subprime. I risultati saranno comunicati oggi e illustrati il giorno seguente alla City, e saranno un’arma in più a disposizione dei vertici per rintuzzare le accuse sulla gestione mosse da alcuni fondi guidati da Algebris.
L’utile 2007, seppure comprensivo della plusvalenza derivante dalla cessione di Nuova Tirrena a Groupama, appare secondo gli analisti un buon trampolino di lancio per rispettare gli obiettivi 2008 e 2009 del gruppo in un momento di pesante crisi dei mercati finanziari. Il Leone di Trieste, criticato in passato per la gestione poco aggressiva, è ora visto con favore dal mercato proprio per la sua assenza in quei prodotti più strutturati che hanno portato guai ai colossi Usa ed europei. Secondo Citigroup, le stime di un potenziale impatto negativo sull’utile per possibili svalutazioni di prodotti strutturati come gli Abs o i Cdos sono pari a 46 milioni di euro per le Generali contro, ad esempio, gli 829 milioni di Axa e i 1,5 miliardi di Allianz.
Non è quindi sui conti che Generali deve temere le critiche dei fondi, ma sulla corporate governance. Il numero uno del fondo Algebris, Davide Serra, aveva mosso pesanti critiche al presidente delle Generali, Antoine Bernheim, auspicando che Trieste si allinei alle disposizioni di Bankitalia sulla governance delle banche. I grandi soci francesi di Mediobanca guidati dal finanziere Vincent Bollorè hanno però difeso Bernheim, spiegando come «si deciderà quando si avrà una visione più chiara» delle norme in base alle quali l’anziano banchiere transalpino dovrebbe scegliere tra Trieste e l’impegno nel consiglio di sorveglianza di Mediobanca.