Banche al lavoro per trovare un’alternativa all’offerta «americana»

«Non esiste alcuna base legale che autorizzi l’Authority a intervenire su Telecom»

da Milano

È una Pasqua di riflessione quella che banchieri e altri protagonisti della vicenda Telecom hanno deciso di prendersi, almeno fino a domani. Approfittando anche della chiusura dei mercati (e dei giornali), una delle pause più lunghe dell’anno: quattro giorni, fino alla riapertura di martedì. Le dimissioni di Guido Rossi dalla presidenza del gruppo, annunciate Venerdì santo, hanno chiuso il primo tempo della partita. Che riprende domani.
In ogni caso la vacanza pasquale non viene del tutto sprecata: non mancano, tra i banchieri, i contatti informali. Né è stata interrotta la ricerca di possibili alternative industriali all’offerta arrivata a Pirelli e Benetton per rilevare il 18% di Telecom (detenuto da Olimpia) da parte di At&t e di America Movil. Così come sono rimasti aperti i canali di comunicazione tra i soci della stessa Pirelli, dopo lo «strappo» tra Rossi e Mediobanca da una parte, e il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera dall’altra. La prossima settimana sarà probabilmente decisiva per capire se ci si avvicinerà alla chiusura con gli «americani», ovvero se si apriranno scenari alternativi.
I tavoli su cui si lavora sono essenzialmente due: il primo è quello della cordata alternativa. Su questo fronte, dopo le dichiarazioni di Romano Prodi al Sole 24 Ore, con le quali il premier fa intendere che l’offerta per rilevare il pacchetto Telecom di Olimpia a 2,82 euro per azione è di matrice più messicana che americana, le probabilità per la nascita di una nuova cordata sembrano aumentare. Prodi teme che l’interesse del messicano Carlos Slim sia solo quello di conquistare Tim Brasil, e dunque aprire le porte per uno «spezzatino».
A tal proposito America Movil ieri non ha voluto commentare: «Non abbiamo nessun commento da fare su questa materia», ha detto Patricia Ramirez Valdivia, portavoce della compagnia messicana all’agenzia AdnKronos.
Di fronte all’ipotesi spezzatino, considerata nefasta dal sistema, le banche potrebbero tornare da Telefonica, il gruppo spagnolo già da tempo interessato a quello italiano, per proporre una partecipazione in minoranza in un pool con le banche al 51%. Lo strumento per arrivare a questa svolta sarebbe quello di esercitare la prelazione che Mediobanca e Generali hanno a loro a disposizione per fermare l’offerta di At&t e America Movil. Una volta esercitata tale prelazione, i due gruppi potrebbero rigirare la partecipazione a Telefonica. Mentre nella cordata entrerebbero anche Intesa Sanpaolo e alcune Fondazioni.
Il secondo piano è quello della riconciliazione tra i soci di Pirelli. In tal senso queste ore sembrano aver aperto la strada della distensione, dopo che Mediobanca ha chiesto la riunione del patto di sindacato di Pirelli per avere spiegazioni sull’esclusione di Rossi dalla prossima presidenza di Telecom. Una riappacificazione del patto (dove oltre a Mediobanca siede anche Intesa) sarebbe decisiva per spalancare le porte alla soluzione di sistema.
Una strada che continua a non piacere ad Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit: l’invito di Corrado Passera, ad di Intesa, alle altre istituzioni finanziarie a lavorare insieme non trova sponda in Profumo, che su Telecom ha ieri detto che non c’è «da parte mia nessuna novità, zero assoluto».
Unicredit non cambia dunque la sua posizione restando fedele a una visione anglosassone del business, poco incline ai cosiddetti interventi di sistema. Unicredit potrà al massimo ritagliarsi un ruolo nella partita come primo socio di Mediobanca, al pari di Capitalia.