Banche, Passera apre alle scalate ostili

Smentiti nuovi contatti tra i due istituti coinvolti

Angelo Allegri

da Milano

In mancanza di fatti concreti, continua il confronto verbale tra le eterne promesse spose Banca Intesa e Capitalia. A dare fuoco alle polveri è stato ieri l’amministratore delegato del gruppo milanese, Corrado Passera: le Opa ostili? L’arrivo di Mario Draghi in Banca d’Italia non ha poi cambiato molto: «La possibilità di azioni ostili c’è sempre stata. E poi l’ostilità da chi è definita? Devono essere gli azionisti ad accettare le proposte che vengono fatte. Non mi entusiasma che i manager e gli amministratori definiscano un’operazione ostile e la blocchino. Sicuramente i manager vanno sentiti dai soci e dall’Autorità ma la loro ostilità non deve essere preclusiva per la volontà degli azionisti».
Tempo che le agenzie battano le dichiarazioni di Passera e il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, interpellato dai giornalisti, non si tira indietro. Passera ha ragione: «È sempre stato così», dice, i manager parlano con gli azionisti «e gli azionisti poi fanno quello che dicono i propri manager». Un botta e risposta? Una guerra di parole? Naturalmente, a livello ufficiale, nulla di tutto questo. Prima delle sue considerazioni Passera ha doverosamente avvertito di parlare a livello teorico, senza alcun riferimento a realtà specifiche. A Roma si sottolineano invece le circostanze della battuta di Geronzi: a margine di un convegno, di fronte a una domanda quasi casuale di un giornalista.
In realtà appare difficile che i due diretti interessati non siano in grado di valutare le ricadute mediatiche di battute e dichiarazioni rese in un momento delicatissimo del riassetto del credito. E dietro le considerazioni teoriche e le battute casuali sembra, dunque, di nuovo riaccendersi la partita a scacchi in pieno svolgimento per la possibile aggregazione dei due istituti. Per la prima volta ai vertici di Intesa si fa riferimento a offerte che potrebbero essere sgradite al management, ma andrebbero valutate dagli azionisti. Scenario rigorosamente teorico (Passera dixit), ma che potrebbe adattarsi perfettamente al quadro che qualcuno ha dipinto per Capitalia, con una platea di soci aderenti al patto di sindacato tutt’altro che disinteressata a una eventuale offerta (ostile o no, purché ben remunerata) e un management tutore dell’indipendenza dell’istituto. Quanto all’eventuale ostilità di questa offerta il presidente dell’istituto milanese Giovanni Bazoli ha sempre escluso iniziative non concordate, che non rientrerebbero nel tradizionale modus operandi della banca. Passera sembra invece mordere il freno. Segno di una divergenza di opinione tra i due? O segno che i vertici di banca Intesa iniziano a stancarsi di un corteggiamento che non sembra approdare a nulla? Un corteggiamento per di più condizionato dal 2% di Banca Intesa acquisito un paio di mesi fa da Capitalia e che per le norme sulle partecipazioni incrociate limita le mosse di Intesa. Le parole di Passera su diversi orientamenti tra management e azionisti potrebbbero sottointendere che l’attività diplomatica di Intesa con gli azionisti di Capitalia (proprio quella attività che aveva motivato l’arrocco di Matteo Arpe e l’acquisto del 2%) potrebbe essere proseguita. Di nuovi contatti significativi tra i vertici delle due banche non sembrano invece essercene stati. Tutto sarebbe ancora fermo al vertice a tre fra Geronzi, Bazoli e Draghi, in cui le parti avrebbero deciso di fermare la partita ancora prima del suo inizio in attesa che la situazione si chiarisca. Un chiarimento importante, tanto per cominciare, dovrebbe arrivare da Amsterdam: il primo quesito riguarda infatti il destino della quota di Abn Amro in Capitalia (quasi l’8%), che potrebbe essere dismessa dall’autunno.
Nell’attesa anche la Borsa non sembra avere le idee chiare: ieri i due titoli coinvolti hanno avuto andamenti contrastanti: in crescita Capitalia dello 0,76% a 6,24 euro, in calo dello 0,38% Intesa a 4,41 euro.