Le banche pesano sul "rosso" della Borsa

Dall’inizio dell’anno Piazza Affari ha ceduto il 19%, bruciando tutto il
recupero del 2009. Colpa degli istituti di credito, che pagano la crisi
dei debiti sovrani e la poca redditività. Meglio le performance dei
titoli industriali

Un altro anno pesante si chiude per Piazza Affari. La Borsa italiana è sotto del 19% dall’inizio dell’anno. Di tanto si è ridotto l’indice Ftse Mib dal gennaio scorso, annullando del tutto i progressi del 2009. L’attuale livello, intorno ai 20mila punti, è sostanzialmente lo stesso di due anni fa, mentre nel gennaio scorso il Mib era arrivato a ridosso di quota 24mila. Il 2010, che era atteso come l’anno della ripresa, si è rivelato dunque una grossa delusione.
Per capire di cosa si parla, va ricordato l’andamento dei mercati azionari durante la crisi finanziaria. Stiamo parlando di un indice di Borsa che tocca il suo massimo il 18 maggio del 2007, a quota 44.364 punti. È la vigilia delle avvisaglie sul crac dei mutui subprime. Da allora a oggi l’indice, in Italia, ha ceduto il 54%. Una debacle ha raggiunto il suo minimo il 9 marzo dell’anno scorso: 12.621 punti, pari a un crollo del 71%. Da allora è iniziata la risalita, che però, come detto, non ha trovato nel 2010 nessuna spinta decisiva. Anzi, siamo tornati indietro.
Piazza Affari ha dimostrato, con questo comportamento, tutta la sua debolezza. Accentuata da alcuni fattori: la forte dipendenza dal comparto bancario, l’esiguità della ripresa economica italiana, la sofferenza dell’euro. Diverse sono state le cose in altri mercati: Wall Street, per esempio, da inizio anno ha messo in cascina un +11 per cento. Londra è a ruota. Mentre, nell’eurozona, le Borse tedesche hanno riflesso gli exploit della loro economia mettendo a segno un +10%. Peggio di Milano, tra i maggiori listini, è andato solo quello di Madrid, -22 per cento. D’altra parte il peso delle banche sull’indice italiano si fa sentire eccome. Basta guardare alle singole performance: Unicredit -32%, Intesa -34%, Mps -32%, Mediobanca -25%. E, nelle assicurazioni, Generali -23%, Mediolanum -15 per cento. Sono questi titoli, incorporando i timori sui default dei debiti sovrani e quelli legati alla redditività di un settore che non tornerà mai più ai livelli della parte centrale di questo decennio, a deprimere l’intera piazza finanziaria milanese.
Ce ne si rende conto dando un’occhiata all’andamento di gruppi industriali «pesanti», come quelli che operano nell’automotive: nel 2010 Fiat è cresciuta del 32%, Piaggio del 22%, Pirelli del 35%. Ma positive sono anche società consumer come Autogrill (+16%), o utility come Enel (+8%) e Terna (+5%). Segno che le aspettative di ripresa economica, mescolate a lavori di ristrutturazione aziendale importanti, hanno premiato chi opera nell’economia reale.
Resta da capire che succederà nel 2011. Dal lato tecnico l’esperienza induce ad aver pazienza: l’ultimo grande crollo del 2001-2002 aveva bruciato 25mila punti dell’indice e ci sono voluti 5 anni per recuperarli. Al momento abbiamo assistito a una discesa ancora più violenta: 33mila tra 2007 e 2009. Ci vorrà tempo. Dal lato politico ed economico, sue sono i segnali: il primo è la politica espansiva Usa di fine anno, che promette di rilanciare i mercati così come avvenne nel 2009. La seconda è la scadenza elettorale (tre lander) tedesca di primavera, che può condizionare le politiche europee nei confronti dei debiti sovrani e indurre nuova instabilità sui mercati. E sulle banche in particolare.