"Banche pronte a sostenere il rilancio di Fiat"

Salza, presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo:
"Bisogna fare in modo che per l’auto si mantenga una presenza in Italia
e a Torino". Imminente il via libera alla linea di credito. La Fiom: "E
ora scoprano le carte"

«Confermo che la nostra banca continua a essere a fianco di Fiat anche in questa fase, nel sostenere progetti industriali, volti al rilancio del gruppo. Quanto a cifre relative a singole linee di finanziamento, posso solo dire che sono tuttora in via di definizione». L’intervento di Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, che con Unicredit e con tutta probabilità Crédit Agricole, è pronta a tendere la mano al Lingotto, fa capire che la risposta delle banche («mancano solo alcuni dettagli tecnici») alla richiesta di Sergio Marchionne sarebbe imminente. «Abbiamo tutto l’interesse - ha proseguito ieri Salza - a mettere l’azienda nelle condizioni di avere più tempo per riflettere sulle prossime mosse dell’amministratore delegato. Iveco e Cnh non hanno problemi, per l’Auto, invece, si sa che rimarranno pochi attori e, quindi, bisogna fare in modo che si mantenga una presenza in Italia e, soprattutto, a Torino».
Sull’entità della linea di credito sono state fatte diverse ipotesi: da 1-1,5 fino a un massimo di 5 miliardi di euro. Salza ha anche ricordato il ruolo fondamentale avuto dalla banca per il prestito convertendo alla Fiat nel 2002: «È la prima azienda italiana, le siamo sempre stati vicini. Ha un manager che stimo molto e che ha creato una squadra giovane e capace». Una posizione già espressa dall’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che a Davos aveva detto: «Da sempre lavoriamo con Fiat e siamo stati sempre vicini all’azienda e ai suoi progetti. Lo siamo sempre stati e continuiamo a esserlo». Quanto alle fabbriche torinesi del Sud, Salza sostiene che «quella di Termini Imerese avrebbe dovuto chiudere già tre anni fa». Ma proprio contro l’ipotesi di chiusura di stabilimenti nel Sud del Paese alzano gli scudi i sindacati. «L’inizio della produzione della Punto in Serbia non può preludere alla chiusura di impianti nel Mezzogiorno. Né il sindacato né i lavoratori lo accetteranno», afferma il segretario nazionale dell’Ugl, Giovanni Centrella, mentre il numero uno della Fiom, Gianni Rinaldini chiede a Marchionne di «decidersi a scoprire le sue carte».
Il virus della crisi, intanto, ha pesantemente contagiato il gruppo indiano Tata, socio primario del Lingotto, determinando lo stravolgimento dei piani produttivi della Nano, cioè la vettura che si sarebbe dovuta distinguere per il prezzo più basso in assoluto: 2.500 dollari. Il lancio della super «low cost» è stato ancora rinviato, è stavolta di almeno un anno. Il gruppo guidato da Ratan Tata, membro del cda Fiat, ha registrato un rosso di 40 milioni di euro per il terzo trimestre e ha ridotto manodopera e produzione, attraverso licenziamenti e la chiusura ciclica degli impianti. Sono crollate anche le vendite di Land Rover e Jaguar, acquistate la scorsa estate da Ford, con conseguenti forte perdite.
Attesa da tempo (la stampa indiana ne aveva previsto il debutto lo scorso 28 dicembre, come «regalo di compleanno» proprio a mister Tata, che quel giorno compiva 71 anni), la Nano continua a mostrarsi solo sugli stand dei Saloni. Dopo le proteste di migliaia di contadini indiani, protrattesi per tutto settembre, che avevano costretto la casa automobilistica a trasferire il sito produttivo della Nano, a complicare le cose è arrivata la crisi del settore. Per mister Tata, a questo punto, sarà molto difficile, una volta finita la bufera, mantenere le promesse di prezzo iniziali.