Banche, sale la tensione in vista degli aiuti di Stato Unicredit a picco in Borsa

Si avvicina il giorno 26, data prevista per il decreto governativo che conterrà anche le misure a sostegno del sistema bancario, e le acque cominciano ad agitarsi. Non è un caso che ieri, in Piazza Affari, le grandi banche italiane abbiano sofferto le pene dell’inferno, con Unicredit in calo del 6% ai minimi storici di 1,6 euro, e che le altre, da Intesa a Mps a Banco Popolare, siano state accomunate da cali compresi tra il 5 e il 6%.
A dare il «la» sono state le indiscrezioni sui contenuti del decreto salva-banche, secondo le quali il governo avrebbe previsto un innalzamento della soglia di patrimonializzazione dall’attuale 6 all’8%. «Non è vero, sono tutte illazioni le indiscrezioni sul livello del Tier 1 o Core Tier 1. Per quanto mi riguarda, sono voci destituite di ogni fondamento», ha detto il presidente dell’Abi Corrado Faissola al termine dell’esecutivo di ieri. «I requisiti minimi di patrimonializzazione delle banche - ha ricordato Faissola - sono fissati dal comitato di Basilea e neanche dalle autorità centrali. Inoltre, non mi risulta che a Basilea ci siano studi in corso» su questo tema. Mentre l’ad Alessandro Profumo, sul tema, ha laconicamente commentato: «Quando ci sarà il decreto ne parliamo». Di fronte a un tale scenario, tutte le grandi banche sarebbero costrette a ricapitalizzare. O a ricorrere ai prestiti governativi. E proprio per questo, secondo altre voci che circolavano ieri in Piazza Affari, il percorso dell’abbassamento dei requisiti patrimoniali potrebbe essere scelto proprio per rendere il ricorso delle banche «obbligato», e non una scelta individuale che svelerebbe debolezza e fragilità.
Sui bond (perpetui) che lo Stato metterà a disposizione delle banche, sono nel frattempo circolate nuove ipotesi. Secondo le ultime stime delle banche italiane, gli istituti dovranno offrire un rendimento più vicino al 10% rispetto alle previsioni dell’8,5% circolate nei giorni scorsi. Il dato, secondo l’agenzia Radiocor, sarebbe emerso nel corso della riunione dell’esecutivo dell’Abi. In ogni caso, ha detto Faissola, il provvedimento sarà riservato alle banche quotate che avranno la possibilità e non l’obbligo, precisa una fonte finanziaria interpellata, di emettere i titoli per rafforzare i coefficienti patrimoniali.
L’operazione continua a non convincere molte banche che vedono nel ricorso all’aiuto pubblico il rischio di aprire il varco a possibili futuri interventi limitativi dell’autonomia di impresa. Mentre per quanto riguarda i nomi, i più gettonati candidati al bond perpetuo sarebbero proprio le banche che ieri hanno più sofferto in Borsa: Unicredit, Intesa, Mps, Banco Popolare e Bpm. Su quasi tutti questi istituti e su Intesa in particolare, continua a pesare l’effetto Zaleski. E ieri, in proposito, è arrivato l’ok definitivo delle banche italiane alla ristrutturazione del debito della Carlo Tassara: alle banche creditrici - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi e Bpm - passeranno quindi i crediti concessi da Bnp Paribas e Rbs al finanziere per 1,6 miliardi, a fronte dei quali sono date in pegno le partecipazioni rilevanti dirette o indirette della Tassara in società quotate quali il 5% di Intesa, il 2% in Generali, Mediobanca, Ubi, il 19,13% in Mittel, il 10% in Edison e 2,5% in A2A.