Banche, svalutazioni a 720 miliardi di dollari

Il calcolo è da aprile a dicembre. Gli istituti europei hanno ricapitalizzato per 140 miliardi. Fondo monetario: «Rischio di recessione globale. Gli sforzi di Bruxelles non sono sufficienti: troppo poco l'1,5% del Pil»

Le svalutazioni registrate dalle banche in tutto il mondo a causa della crisi sono ammontate a 720 miliardi di dollari dall'inizio del secondo trimestre 2007 all'inizio di dicembre di quest'anno, di cui 131 miliardi, pari al 18%, ascrivibili a banche dell'eurozona. I calcoli sono stati fatti dalla Bce, che dedica la Financial stability review di dicembre al sistema del credito, ricordando come nello stesso periodo le banche in tutto il mondo abbiano già varato ricapitalizzazioni per 765 miliardi, di cui sempre il 18% (139 miliardi) nell'eurozona.

Ed è proprio sulle banche di Eurolandia che l'istituto guidato da Jean-Claude Trichet concentra gran parte dell'analisi. Per sottolineare che in futuro il sistema finanziario «continuerà a essere esposto a una serie di rischi e vulnerabilità» che rendono le prospettive di stabilità finanziaria nell'area «sempre incerte». Le prospettive che le grandi banche «ritornino a livelli di redditività simili a quelli antecedenti alla crisi non sono molto promettenti nel breve termine», scrive l'Eurotower.

Non è dunque il momento di abbassare la guardia: «Le banche dovranno fare particolarmente attenzione ad avere basi di capitale adeguate e riserve di liquidità adatte per affrontare i rischi all'orizzonte». Anche perché c'è il rischio di dover fronteggiare «un ulteriore peggioramento del settore dell'edilizia negli Usa e nell'area dell'euro, e del suo impatto sulla qualità dei prestiti bancari e sul valore dei titoli con sottostante in mutui». La Bce non esclude infatti il pericolo che le famiglie non siano in grado di onorare i propri debiti. Tutte le misure attuate da fine settembre dalle autorità monetarie dell'eurozona, da sole e in concerto con altre banche centrali, «hanno contribuito ad allentare le tensioni sul mercato monetario dell'area dell'euro, anche se la ripresa a tutto novembre è ancora modesta». Inoltre, esiste «il rischio di un rallentamento più profondo e più lungo del previsto nell'economia globale e in quella dei Quindici che potrebbe causare un brusco peggioramento della capacità di rimborso dei debiti».

l Fondo monetario internazionale, attraverso il direttore generale Dominique Strauss-Kahn, ha del resto ricordato ieri che «la possibilità di recessione globale è davvero di fronte a noi. Il 2009 - ha aggiunto - sarà un anno molto difficile, i dati di gennaio probabilmente saranno peggiori rispetto ai precedenti». Il Fondo colloca, seppur con qualche eccezione, l'inizio della ripresa alla fine del 2009, o all'inizio 2010, anche se «ci sono molti rischi al ribasso». Per quanto riguarda gli sforzi fatti dall'Ue per contrastare la crisi, non sono considerati sufficienti: «Penso veramente che l'1,5% del Pil - ha detto Strauss-Kahn - sia inferiore a ciò di cui abbiamo bisogno». In precedenza lo stesso numero uno del Fmi aveva sostenuto che per fronteggiare la crisi servono aiuti pari almeno al 2% del Pil globale.