Le banche tengono le Borse sotto scacco

La crisi del credito impedisce ai listini di uscire dalla spirale
ribassista (-0,82% Milano). Lehman Brothers: dai mutui perdite fino a
250 miliardi. Citigroup nella bufera: dopo il licenziamento del numero uno, annunciate svalutazioni tra gli 8 e gli 11 miliardi di dollari

Milano - La crisi del credito tiene sempre sotto scacco i mercati finanziari mondiali, incapaci di uscire dalla spirale ribassista in cui si sono infilati a causa del proliferare di cattive notizie provenienti soprattutto dai colossi bancari Usa. Il virus dei mutui sub prime indebolisce i bilanci, mina la fiducia degli investitori e aumenta i timori di una sua amplificazione ad altri settori dell’economia.
Il clima resta insomma teso, più di quanto dicano gli indici che ieri mostravano ribassi percentualmente non allarmanti (Londra, la peggiore, è scesa dell’1%, Milano ha ceduto lo 0,82% e Wall Street ha contenuto le flessioni attorno allo 0,5%). Ciò che più inquieta, semmai, è l’assenza di indicazioni positive da parte delle banche. Dopo le indiscrezioni circolate alla fine della scorsa settimana, Citigroup ha alzato bandiera bianca: alla Sec (l’omologa della Consob), il colosso finanziario statunitense ha consegnato una serie di documenti in cui ipotizza svalutazioni tra gli 8 e gli 11 miliardi di dollari conseguenti alle attività agganciate ai prestiti ad alto rischio. Non solo: il risultato netto del terzo trimestre è stato rivisto a 2,21 miliardi rispetto ai 2,38 stimati il mese scorso, da paragonare ai 5,51 miliardi messi in cassaforte nel periodo luglio-settembre 2006 da Citigroup. La Borsa di New York, già mal disposta dopo il licenziamento nel weekend di Charles Prince, sostituito dall’ex titolare del Tesoro Usa, Robert Rubin (ma la casella dell’amministratore delegato è ancora vuota), non l’ha presa bene nonostante l’inatteso rialzo dell’Ism servizi (a quota 55,8 in ottobre), e sul titolo sono fioccate le vendite (meno 5%). L’effetto di trascinamento sui titoli bancari è stato così inevitabile, con Ubs, Barclays e Hsbc costretti a subire perdite tra il 2,3 e il 3,7%, mentre a Piazza Affari hanno mostrato una certa resistenza Intesa Sanpaolo (meno 0,15%) e Unicredit (meno 0,18%). Motivo? «Le banche italiane - commentava un trader - sono già state massacrate, hanno già dato».
Quanto successo finora rischia tuttavia di essere nulla se paragonato a quanto potrebbe accadere. Secondo Bill Cross, numero uno di Pimco, il più grande gestore mondiale di fondi obbligazionari, se la Federal Reserve non interverrà con un ulteriore taglio dei tassi, il mercato immobiliare andrà incontro a un crollo dei prezzi oscillante tra il 10 e il 15%. Cross considera inoltre «un problema da 1.000 miliardi di dollari» il mercato dei mutui sub prime, destinato a manifestare insolvenze per circa 250 miliardi nei bilanci delle principali banche d’affari statunitensi come Merrill Lynch (che ha già proceduto a svalutazioni per 8,4 miliardi) e, appunto, Citigroup. La cifra di 250 miliardi è contenuta anche in uno studio di Lehman Brothers in cui viene ipotizzato questo ammontare di perdite nell’arco dei prossimi cinque anni, da “spalmare” sulle banche commerciali, sulle agenzie governative del settore (Freddie Mac e Fannie Mae) e sulle compagnie assicurative.