Banche, Tremonti: affidare la vigilanza alla Bce

Il ministro dell’Economia lancia l'ipotesi di dare in mano alla Bce la vigilanza: "Se gli operatori sono sistemici, la
vigilanza dev’essere sistemica". Poi rilancia il ruolo dei prefetti: "Faremo
osservatori su banche e imprese e aggiorneremo su tutto
compresi gli osservatori"

Londra - "Se gli operatori sono sistemici, la vigilanza dev’essere sistemica, quindi la vigilanza dev’essere a livello europeo". A Londra, dove ha partecipato alla riunione della Task force per finanziamenti ai sistemi sanitari, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti lancia l'ipotesi di dare in mano alla Bce la vigilanza. "È una questione di mezzi. Se quelli che si devono controllare hanno la Ferrari, i controllori non possono avere la bicicletta. Se gli operatori sono sistemici, siano essi banche o finanziarie, anche la vigilanza dev’essere sistemica. Io darei tutto alla Bce - ha affermato Tremonti - ma no so se questo implica un revisione del Trattato.

L'impegno dei prefetti "Ci sarà un grande impegno da parte dei prefetti", ha detto il titolare di via XX Settembre rispondendo a Bankitalia secondo la quale i prefetti non potranno ottenere dalle banche le cifre disaggregate dei prestiti. Il ministro dell'Economia non è voluto intervenire nel dettaglio sull’argomento ma ha lanciato dei messaggi spiegando che per lui "è una ragione di grande onore prendere la parola avanti a tutti i prefetti". Inoltre, Tremonti ha detto che "molto presto faremo osservatori su banche e imprese e aggiorneremo su tutto compresi gli osservatori". Il ministro ha, poi, aggiunto che "la prossima settimana faremo vedere quali emendamenti stiamo mettendo a punto". E ha aggiunto che "ci sarà una nuova riunione con Confindustria e con le banche in cui riporteremo l’avanzamento dei lavori, cosa hanno fatto le banche, cosa ha fatto il governo, cosa ha fatto la Sace".

Il nodo dei conti pubblici Il ministro del Tesoro ha spiegato che la politica del deficit non è un bene per l’Italia. Nel corso di una conferenza stampa all’Ambasciata italiana a Londra, il ministro ha osservato che "la nostra linea è di non fare una politica di deficit, pensiamo non sia un bene per il nostro paese, è complicato gestirne gli effetti". "Nel bilancio pubblico c’è una quantità enorme di capitali e di fondi che devono essere sbloccati e spesi", ha continuato Tremonti facendo l’esempio della Cassa depositi e prestiti, che ha un fondo rotativo di 4 miliardi che era stato fatto per la ricerca scientifica ai tempi del suo precedente mandato. "Quando sono tornato - ha detto - me lo sono ritrovato". "Nel bilancio pubblico c’è una quantità enorme di risorse che vanno finalizzate, accelerate", ha ribadito Tremonti sottolineandoo che la strategia italiana "è di non fare una politica di deficit, non crediamo che questo sia buono per il nostro Paese perchè poi è complicato gestire l’effetto del deficit".