Banche, Ue all'Italia: aiuti illegali per 123 milioni

La Commissione europea boccia il regime fiscale del 2004: "Favorito un gruppo ristretto di istituti". Chiesto il recupero di "aiuti illegali" per 123 milioni di euro da nove
banche privatizzate

Bruxelles - Il regime fiscale, previsto nel 2004 per la privatizzazione delle banche, favoriva un gruppo ristretto di istituti di credito senza giustificazione oggettiva nell’ambito del sistema fiscale per le ristrutturazioni societarie in Italia. Con questa motivazione la Commissione europea boccia queste misure e chiede all’Italia di recuperare aiuti illegali per 123 milioni di euro da nove banche privatizzate (tra cui Bnl, Capitalia, Banco di Sicilia e Banca di Roma). Ne dà annuncio la stessa Commissione in un comunicato nel quale spiega che ha chiuso la propria indagine approfondita sulla norma, prevista dalla legge finanziaria italiana per il 2004, che consentiva agli istituti di credito già di proprietà statale di sbloccare le plusvalenze latenti generate nel corso delle privatizzazioni mediante il pagamento di un’imposta nominale del 9 anzichè un’imposta ordinaria sulle società del 37,25%.

Aiuti concessi illegalmente L’Italia non aveva notificato il regime alla Commissione. Questo fa sì che gli aiuti concessi illegalmente devono dunque essere recuperati dai beneficiari. "Quando gli Stati membri fissano norme fiscali favorevoli per un numero ristretto di imprese - è l’avvertimento di Neelie kroes, commissaria europea responsabile della concorrenza secondo quanto si legge in una nota - devono evitare di alterare le condizioni di parità tra i concorrenti. L’aiuto illegale concesso alle banche privatizzate deve essere recuperato e restituito ai contribuenti". L’Italia ha attuato negli anni Novanta una vasta riorganizzazione degli ex istituti di credito di diritto pubblico. La legge prevedeva la possibilità di sbloccare le plusvalenze latenti derivanti da tali privatizzazioni e rimaste congelate sotto forma di riserve di capitale previo pagamento dell’imposta sostitutiva del 9% su tali plusvalenze al posto dell’imposta ordinaria sulle società del 37,5%. Non solo. Un'altra legge autorizzava il pagamento dell’imposta sostitutiva in tre rate (50% nel 2004, 25% nel 2005 e 25% nel 2006), senza pagamento di interessi.

Gli accertamenti della Commissione La Commissione ha accertato che taleregime non è giustificato in base ai principi di neutralità fiscale relativamente alle ristrutturazioni societarie e che nessuna delle eccezioni previste dall’Italia è applicabile in questo caso perché non si trattava di promuovere nuove ristrutturazioni aziendali. La Commissione ha, tuttavia, deciso di di limitare il recupero alla differenza tra l’imposta effettivamente versata e quella che le banche avrebbero dovuto pagare se avessero applicato il sistema generale di rivalutazione fiscale previsto dalla legge finanziaria del 2004.