Il banchiere: "Nervi saldi, la parola d’ordine è diversificare"

Ennio Doris, patron di Mediolanum: "Il Paese è solido, ora occorre privatizzare"

«Lo Stato italiano e la nostra economia sono assolutamente solidi; non siamo la Grecia. Sono convinto che chi investe sul mercato in questo momentoalla fine avrà grandi soddisfazioni purchè abbia l’accorgimento di diversificare»: quando raggiungiamo al cellulare il numero uno di Mediolanum, Ennio Doris, i listini internazionali sono ridotti in macerie dalla carica di tritolo fatta esplodere dalla Grecia, ma il banchiere invita tutti a mantenere i nervi saldi. Doris è convinto sia che il G20 troverà una viadi uscita («Deve farlo perchè il problema nasce da un’Europa che non ha un esecutivo. Se ci fossero gli “Stati Uniti d’Europa“ il nodo sarebbe stato risolto due anni fa») sia della forza finanziaria dell’Italia: il crac è «un’ipotesi che non esiste, con gli interventi già approvati centriamo il pareggio di bilancio. Sarebbe come sostenere che una famiglia non può indebitarsi malgrado abbia numerose proprietà da vendere e si sia assicurata entrate che superano le uscite, se si eccettuano gli interessi passivi».

Presidente una domanda «personale», che cosa sta facendo con i suoi risparmi?
«Sto entrando gradualmente sul mercato attraverso i fondi. Io diversifico in tutto il mondo: il mio portafoglio ha quindi una parte importante di Stati Uniti, un’altra d’Europa e una dei Paesi emergenti».

Molti consigliano di tenersi alla larga dai titoli bancari?
«Credo che il settore del credito sarà quello che alla fine potrà recuperare di più perchè è nell’occhio del ciclone ma, ripeto, l’unico modo per non restare scottati è diversificare».

Quando pensa che il mercato potrà tentare un recupero?
«Dipende dalla rapidità con cui l’Italia e l’Europa prenderanno le decisioni necessarie. Aggiungo che devono farlo rapidamente perchè l’attuale crisi è come una malattia, più aspettiamo più si acuirà e avremo bisogno di maggiori medicine».

Alcuni invocano un governo tecnico, che cosa ne pensa?
«L’unica cosa che serve è prendere delle decisioni rapidamente e questo esecutivo, che ha la maggioranza, è in grado di farlo. Si fanno dei decreti e si va in Parlamento, se l’aula approva, come è avvenuto fino ad oggi, il problema è risolto».

Alcuni analisti pensano che l’Italia sia ormai in trappola...
«L’Italia è solidissima, il popolo italiano è benestante e lo Stato è pieno di attivi, solo che deve affrettarsi a metterli sul mercato».

Quindi una rapida campagna di privatizzazoni. Qualcuno griderà alla svendita...
«Il mercato ha bisogno di un segnale. Questo non è il frangente in cui si può puntare al prezzo migliore».

Condivide l’idea di arginare la guerra in corso contro i Btp destinando una percentaule dei grandi patrimoni a copertura delle prossime emissioni?
«Può essere un’idea. Credo, però, che la risposta sia privatizzare: oltre al vasto patrimonio immobiliare dello Stato ci sono le Poste, le Ferrovie e le numerosissime municipalizzate. Per il rispamiatore, invece, la formula migliore è: ottenere alti tassi di interesse dalla liquidità ed entrare progressivamente sui mercati».