Banco Pop, l’aumento da 2 miliardi parte nel 2011

Due miliardi massimi di aumento di capitale, da realizzarsi già nel primo trimestre 2011 con un consorzio di garanzia guidato da Mediobanca e Bofa Merrill Lynch, per rimborsare 1,45 miliardi di Tremonti bond, aumentare gli utili e per evitare la dismissione di asset strategici. Il Banco Popolare ha tratto il dado della ricapitalizzazione un po’ in anticipo rispetto a quanto si aspettasse il mercato, varando ieri un percorso (approvato prima dal consiglio di gestione e poi da quello di sorveglianza, riuniti a Verona) che prevede un’assemblea a dicembre, per assegnare la delega a procedere con l’operazione al consiglio guidato da Pierfrancesco Saviotti. Gli utlimi dettagli sono stati messi insieme nella notte tra sabato e dominica, tra il top manager del Banco e gli sherpa di Mediobanca.
L’aumento potrebbe anche andare sul mercato in più di una tranche, entro due anni. Ma la previsione di ambienti vicini all’operazione è che possa andare tutto al più presto, dunque tra febbraio e marzo prossimi. Le nuove azioni saranno offerte in opzione ai soci, ma anche ai possessori delle obbligazioni convertibili emesse quest’anno e in scadenza nel ’14. Prima però la banca eliminerà il vincolo del valore nominale delle azioni pari a 3,6 euro. Saviotti ha accelerato l’operazione convinto di avere una buona finestra di mercato a disposizione, ma soprattutto forte della garanzia di un consorzio di prim’ordine. Mediobanca ha lavorato all’operazione per tutti gli ultimi due mesi, a stretto contatto con l’ad, notoriamente assai stimato da Piazzetta Cuccia, al quale viene riconosciuto il merito di aver reso più efficienti sia la struttura, sia la rete della banca. Anticipando ai primi mesi dell’anno prossimo il rimborso dei Tremonti bond, il Banco potrà mettere da subito in conto economico i 120 milioni degli oneri legati al prestito del governo, che dunque si trasformano in utile netto già per il 2011. Il Tier 1 migliorerà di 216 punti base.
Le motivazioni strategiche della richiesta di nuove risorse ai soci sono anche l’esigenza di allineamento ai più stringenti requisiti patrimoniali nell’ambito del processo di Basiela 3 e un più forte posizionamento sul mercato in vista degli effetti della ripresa economica. Il che, tradotto, significa anche stop alle cessioni di asset (come Creberg o CariLucca) che fossero definitivamente considerati strategici nel prossimo piano d’impresa, che a questo punto sarà fatto partendo dalla nuova situazione patrimoniale. Non è escluso che, di fronte a offerte interessanti, Saviotti decida comunque di cedere asset non core: questo si vedrà.
Di certo un’operazione di questo tipo era comunque obbligatoria: meglio farla subito ha deciso Saviotti. Mentre gli analisti e il mercato scommettono che anche le altre banche retail dovranno, nel 2011, rafforzare il capitale. Tutte, nessuna esclusa. In questo gruppo, tra l’altro, il Banco non partiva neanche messo troppo male: agli stress test di luglio, il Tier 1 della banca al 2011, nel peggiore scenario possibile, era risultato pari al7%, dietro a Intesa (8,2%) e Unicredit(7,8%), ma davanti a Ubi (6,8%) e Mps (6,2%).