Il Banco Popolare lancia l’allarme utili E il titolo cede il’9%

A sorpresa l’ad Innocenzi ribassa gli obiettivi del piano al 2010. Pesa la Pop Lodi

da Milano

Nel linguaggio anglosassone, che è quello che detta legge in Borsa, si chiama «profit warning»: allarme sugli utili. È l’annuncio più temuto dal mercato. Ed è esattamente quello che ha dato il Banco Popolare, revisionando al ribasso del 30% gli obiettivi del piano industriale per il 2010, e tagliando le stime di utile per azione 2008, ridotte a 1,42 euro rispetto ai 1,55 attesi.
Il risultato, in Piazza Affari, è stato uno scivolone del 9%, a 10,49 euro, con scambi per oltre il 2,5% del capitale. Ma a «offendere» il mercato è stato soprattutto il modo. Vale a dire l’annuncio di un profit warning dopo che - secondo diversi operatori e analisti - tale eventualità era stata negata in varie occasioni dal management della banca guidata dall’ad Fabio Innocenzi, sia l’estate, sia l’autunno scorso.
E dire che i sospetti di un andamento della banca peggiore del previsto erano stati ventilati da molti analisti. Mentre Innocenzi non ha mai voluto cedere. Ma ha dovuto farlo al momento dell’approvazione dei conti 2007, che alzano il sospetto da tanto tempo in circolazione sul mercato: che la Banca Popolare di Lodi sia stata strapagata. Un eventualità che sarebbe confermata da una redditività minore del previsto e dal conseguente dubbio che le sinergie previste possano venire realizzate.
A deludere il mercato sono stati soprattutto i conti 2007, che hanno evidenziato una contrazione dell’utile netto e un conseguente taglio del dividendo da 0,83 euro del 2006 a 0,6 euro, sotto gli 0,8 euro attesi dagli analisti.
A pesare, fra l’altro, accantonamenti legati alla vecchia gestione Lodi-Bpi (357 milioni) e le perdite e le svalutazioni generate da Banca Italease (331 milioni). Decisamente sotto le attese anche i rapporti patrimoniali, a cominciare dal core Tier 1 che, inclusi i proventi dalle operazioni straordinarie annunciate dal gruppo, è risultato pari al 5,1% (4% senza i proventi straordinari).
La revisione dei target del piano industriale al 2010, a questo punto riflette l’incertezza e la difficoltà in cui versa il gruppo. L’utile per azione al 2010 scende a 1,93 euro rispetto a 2,13 del consensus. Ma secondo gli analisti, nonostante in media gli obiettivi al 2010 siano stati ridotti del 30% rispetto a quelli originali del piano, le revisioni al ribasso potrebbero non essere ancora finite.