Il Banco Popolare nasce il 10 marzo

da Milano

Entro fine gennaio l’ok di Bankitalia, il 10 marzo le assemblee dei soci di Bpi e Verona-Novara che terranno ufficialmente a battesimo il Banco Popolare. All’indomani del via libera definitivo dei consigli di amministrazione, il calendario della nuova «superpopolare» è stata dettagliato ieri alla comunità finanziaria dall’amministratore delegato in pectore Fabio Innocenzi. A Lodi, però, gli «esami» inizieranno già il 20 gennaio, quando i soci saranno chiamati a decidere sul «reintegro» dell’amministratore delegato Divo Gronchi dopo la sospensione per il crac Italcase.
Quanto al piano industriale del neogruppo, il Banco Popolare stima costi di ristrutturazione per 300 milioni a fronte però di una creazione di valore di 70 milioni nel 2007, di 270 milioni l’anno successivo e di 500 milioni nel 2010. Di questi 148 milioni deriveranno da sinergie di ricavi, 127 milioni dall’allineamento della produttività soprattutto per Bpi e 227 milioni da sinergie di costi in gran parte (60%) sul personale. Gli esuberi saranno 1.350 circa concentrati nelle sedi centrali e nel back office ma con un’azione morbida che prevede il ricorso al turnover (510 persone) e a incentivi all’esodo (840).
Previste assunzioni, invece, nella filiali per sostenere il caposaldo del radicamento territoriale: la rete Popolare Verona e Credito Bergamasco passerà così da 5.600 a 6.200 addetti, la Popolare Novara da 3.000 a 3.100, mentre Bpi aumenterà da 5.300 a 6.000 unità.
Il direttore generale di Bpi Franco Baronio ha poi ribadito la ripresa del gruppo lodigiano confermando «il trend positivo del terzo trimestre anche per l’ultima parte dell’anno con il numero dei clienti cresciuto del 113% sul budget di periodo». Altro punto di forza del nuovo gruppo sarà il risparmio gestito anche in vista della riforma delle pensioni. Da qui l’importanza «strategica» di Arca, dove il neogruppo avrà il 28%. Sul capitale inoltre saranno possibili azioni di rafforzamento fino a 3,1 miliardi di senza aumenti di capitale.