Bancomat e carte clonate per fare la spesa tutti i giorni

La finanza denuncia dieci persone Beffati anche molti turisti stranieri

Aveva già duplicato e contraffatto un centinaio di bancomat e carte di credito il sodalizio criminale sgominato in questi giorni dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Genova al termine di un'indagine iniziata un anno fa. E culminata con la denuncia a piede libero di dieci persone, (nove delle quali residenti in Liguria, due a Genova) per i reati di associazione a delinquere finalizzata all'abusiva duplicazione di mezzi di pagamento, e per l'illecita o abusiva duplicazione di carte di credito o altri mezzi di pagamento che prevede la reclusione da 1 a 5 anni. Le indagini sono dirette dal sostituto procuratore Andrea Canciani.
Il vertice della banda era un genovese di 45 anni residente in centro con qualche precedente per truffa, quindi già noto alle forze dell'ordine. Nella sua casa vicino a piazza de Ferrari le fiamme gialle hanno sequestrato più di cento carte plastificate vergini, già provviste di banda magnetica, pronte per essere rimagnetizzate con i codici captati illecitamente e immesse sul mercato illegale. Per dare meno nell'occhio alcuni elementi dell'associazione, di cui facevano parte anche tre donne, utilizzavano le carte di credito contraffatte solo nell'acquisto di oggetti di poco valore (vestiti, generi alimentari, televisori). In piccoli empori, o nei grandi centri commerciali. «Di solito gli importi bassi non spingevano i negozianti a chiedere il documento d'identità ai loro acquirenti», spiega il maggiore Michele Pagnotta del nucleo di polizia tributaria di Genova che ha scoperto il traffico illecito di carte e bancomat nell'ambito dell'operazione «Giano». A volte, però, il pagamento con bancomat e carte clonate s'inceppava e questo ha permesso ai militari della guardia di finanza di risalire via via ai componenti della banda, grazie alle segnalazioni precise di alcuni commercianti che si erano insospettiti. L'inchiesta era partita nel luglio scorso con l'arresto di due trentenni rumeni durante un controllo di polizia nel centro di Genova. Erano loro il tramite con l'associazione italiana. Ai cittadini rumeni spettava il compito di «catturare» i codici delle carte di credito di ignari possessori, o alterando i terminali Pos oppure utilizzando un apparecchio elettronico che consentiva la captazione dei codici a distanza, mediante un apposito rilevatore in grado di riprodurre la banda magnetica della carta di credito usata in quel momento. A quel punto i codici venivano ceduti all'associazione italiana che provvedeva a trasferirli su carte vergini rimagnetizzate attraverso l'impiego di un software con i files contenenti oltre 800 codici e uno Skimmer (l'apparecchio di origine canadese sul quale si effettua la «strisciata» delle carte di credito per captarne il codice e che può essere usato anche per rimagnetizzare le carte con altri codici).
Per trarre in inganno i negozianti e dare una parvenza di legalità agli acquisti, le carte magnetiche venivano colorate con una stampante a sublimazione termica, che consentiva di imprimere su un lato della carta gli stemmi ufficiali delle varie società (Visa, American Express, Mastercard). Con questo metodo in un anno la gang era riuscita a impossessarsi illecitamente di 2 o 3 mila codici, non solo di cittadini italiani, ma anche di molti stranieri. Che a fine mese si trovavano sul loro conto spese mai realmente effettuate.