La band si celebra Ma Bono: nel 2007 il nostro nuovo rock

Esce «U2 18 Singles». In edizione limitata il dvd del concerto di Milano 2005

Paolo Giordano

da Milano

Intanto provate a fermarli. Domani esce in tutto il mondo il greatest hits che si intitola U2 18 Singles e raccoglie sedici brani epocali (da One a Pride a Sunday bloody sunday) più due inediti, dei quali The saints are coming è il divertissement filologico (è una cover dei dimenticati Skids del 1977, qui suonata con i Green Day) e Window in the skies è quello musicale, visto che è marchiato da raro e complicato tempo in sei ottavi. Bono, che quando parla del gruppo è di solito molto abbottonato, s’è tranquillamente lasciato andare: «È pop psichedelico, penso sia la nostra più bella canzone da tempo». E credetegli.
Anche se in queste settimane è stato azzoppato da un feroce mal di schiena e ancora l’altro ieri sul palco di Sidney dicono fosse rigido assai, Bono è rifiorito dopo l’anno e mezzo trascorso senza sosta su e giù per gli stadi di tutto il mondo. Incrociandolo a settembre agli Abbey Road Studios di Londra, persino Paul McCartney si è stupito della sua vitalità. Sarà che ora si è tagliato i capelli più corti del solito, bel sintomo di rinascita, e sempre più frequentemente scherza sugli Oasis, che sono il bersaglio preferito dei momenti migliori. Oppure il merito dell’entusiasmo sta, dicono, nella soddisfazione di aver già scritto i testi di otto delle canzoni che tra un anno esatto saranno pubblicate nel nuovo ciddì. Chissà.
Probabilmente un po’ dell’energia arriva anche dalla vita famigliare, visto che l’altro giorno in un’intervista ha detto: «Ho preso lezioni di piano insieme con i miei figli e, ogni volta che finivo una lezione, componevo un brano: otto lezioni, otto canzoni. Gli altri del gruppo pensavano che non avrei portato nessun brano nuovo e io invece mi sono presentato con le mani piene». Tra l’altro, su ogni foglio ci sono già le strofe alternative di fianco al tema principale, roba che è l’anticamera della versione definitiva.
Perciò dategli il tempo di terminare i concerti in Australia e poi bye bye: gli U2 se ne rimarranno isolati nello Studio 2 degli Abbey Road di Londra almeno fino al matrimonio di Adam Clayton, nella prossima estate. Poi, a novembre il ritorno e, nel 2008, una nuova tournée mondiale sullo stile di quella che si sta concludendo e che è stata uno degli eventi del rock del anni Duemila. Lo dimostra tra l’altro il dvd incluso nella versione limitata di U2 18 Singles: è un estratto di dieci brani del concerto del 21 luglio 2005 a San Siro, settantamila persone, atmosfera sacrale, tramonto lucido finché i musicisti non sono saliti uno dopo l’altro sul palco con Bono lentamente dietro, le sue dita alzate a V come quelle di Churchill a Yalta.
Poi la luce è scesa mentre il concerto prendeva a illuminarsi, da Vertigo a I will follow a City of blinding lights, e Adam Clayton teneva il suo solito ghigno e Larry Mullen da dietro la batteria mostrava il tatuaggio sul bicipite.
Come accadde al Red Rocks Amphitheatre poco fuori Denver, dove nell’83 gli U2 registrarono la clamorosa versione di Sunday bloody sunday nel minilp Under a blood red sky che li fece esplodere in tutto il mondo, così nel dividì di San Siro c’è una Miss Sarajevo che rimarrà nell’album fotografico della loro storia. La dedica alle vittime dell’attentato di Londra. Bono che canta in italiano la parte di Pavarotti. L’arrangiamento asciutto ed emotivamente strepitoso, con The Edge alle tastiere e il pubblico zitto, a occhi sgranati, neppure capace di alzare le solite fiammelle. Talvolta capita di ascoltare canzoni miliari, ossia destinate a contare le distanze della musica, a rimanere sulla strada del rock. E questa Miss Sarajevo, cantata lì in quel momento, mentre sul megaschermo scorrevano le parole della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ecco, vale come uno delle ultime urla di dolore senza retorica, ancora ascoltabili senza sentirsi del tutto inutili appena il volume si abbassa.