La banda dei falsari finisce in manette: caccia alla stamperia

I tre se ne stanno lì, nella gabbia al pian terreno del palazzo di giustizia, dove si celebrano i processi per direttissima, e dove la clientela in genere è costituita da ladri di appartamento, piccoli spacciatori di droga, contravventori al foglio di via, con una media di stranieri intorno all’ottanta per cento. Anche i tre omoni che sabato sono stati fermati dalla Volante in corso Buenos Aires e che ieri mattina affrontano il giudice sono stranieri. Ma sono accusati di uno dei delitti che finora era appannaggio quasi esclusivo degli italiani: la stampa di quattrini falsi. E qualche indizio dice che i tre si sono lanciati nella produzione clandestina di banconote da 50 euro con piglio da professionisti: tanto da domandarsi da chi abbiano imparato così presto e bene i trucchi del mestiere. E dove si siano procurati l’armamentario hi tech che portavano addosso e nel bagagliaio dell’auto.
Sono le 12,50 di sabato quando una Volante incrocia una Fiat Stilo su corso Buenos Aires e la ferma per un controllo. A bordo ci sono tre giovani uomini, tutti provenienti dal Camerun, tutti da tempo in Italia. Uno sta a Fara d’Adda, vicino Bergamo, gli altri due a Occhiobello, in provincia di Rovigo. E mentre un paio hanno la fedina penale candida come la neve, il terzo - che pure a Occhiobello il municipio e la Caritas aiutano come possono, passandogli qualche soldo e pagandogli una parte dell’affitto - ha sul conto precedenti non da ladro ma da «zanza», come si chiamavano a Milano i professionisti della truffa.
Una volta lo hanno condannato perché comprava e vendeva su Internet biglietti aerei comprati con care di credito clonate. Un’altra volta lo avevano beccato con dei soldi falsi. Evidentemente non ha perso l’abitudine, e anzi ha contagiato i suoi amici, anche se il camerunese di Fara d’Adda giura ai poliziotti di avere incontrato i compaesani a Milano praticamente per caso. Ma dalla Stilo salta fuori buona parte dell’attrezzatura per stampare euro: comprese fiale di iodio e di mercurio, e la lampada di Wood, l’attrezzo a raggi ultravioletti che serve a controllare la filigrana delle banconote. Ma soprattutto saltano fuori - oltre a trentasei biglietti da 50 euro già stampati, e che potrebbero essere buoni, oppure imitati assai bene - anche una quantità di rotoli e di fogli di carta con le venature elettroniche che la Banca centrale europea usa per stampare il denaro. I fogli già tagliati sono delle dimensioni esatte dei biglietti da 50 euro: cioè delle banconote da sempre preferite dai falsari di tutto il continente (l’87 per cento dei sequestri riguarda questo taglio).
Messi di fronte al contenuto della valigia, i tre uomini se ne rimbalzano la paternità a vicenda, col risultato di venire arrestati tutti e tre e di passare il fine settimana in guardina. Ieri mattina il giudice Pietro Caccialanza scarcera i due incensurati, e rimanda a San Vittore l'habitué. Ma resta una domanda, per ora senza risposta: dove diavolo è la stamperia in cui i tre africani si apprestavano a produrre biglietti di banca come Totò nella Banda degli onesti?